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Re Giorgio non le manda a dire

“Non c’è paragone tra gli altri marchi e quello che faccio io”. Come dargli torto?

di Redazione
3 min

Se sei il Re dell’alta moda e, si dice, sei prossimo alla pensione, puoi levarti un sassolino dalle scarpe. Ed è così che Giorgio Armani senza troppi preamboli afferma:” Dov’è finita l’alta moda parigina?”. E viva la schiettezza.

Ci troviamo a Parigi durante la Paris Fashion Week dedicata alla Haute Couture ad osservare l’alta moda per la prossima stagione autunno/inverno 2023/2024.

La collezione di Re Giorgio

Armani definisce la sua collezione come la rappresentazione della più alta alta moda da lui mai realizzata e a guardarla bene non possiamo dargli torto. Fedele a se stesso porta in passerella la sua cifra di sempre in cui l’alta moda è una visione fatta di artigianalità ed immaginazione. Eleganza, femminilità vibrante che trasuda da ogni abito e da un accattivante ed avvolgente colore rosso. Gonne lunghe, linee nette per i top monospalla, pantaloni fluidi, silhouettes che scolpiscono la figura impreziosita da fiori e cristalli.“Le temps des roses” l’ha chiamata ed in ogni petalo tessuto a mano anni di storia ed artigianalità, ad impreziosire la scena. Il richiamo al Sol Levante, così caro ad Armani, è istantaneo: un’esplosione di rose e di rosso lacca, quel colore inconfondibile, assoluto, tutt’altro che romantico, piuttosto vorace, avvolgente che sarebbe capace di far esplodere anche il più modesto degli abiti. 68 look preziosi, fuori dall’ordinario, eleganti, intrisi di rose seducenti, misteriose, femminili e colorate ad accompagnare anche il Suo greige, vero marchio di fabbrica, quasi quanto l’inconfondibile outfit dello stilista nella sua t-shirt nera girocollo. Non il solito Armani ma più Armani di sempre.

Quando ci vuole ci vuole

I giornalisti rimangono spiazzati nel sentire le parole di Re Giorgio: “Premesso che ognuno può fare ciò che vuole, sono un po’ perplesso dal fatto che ho visto alcune collezioni di alta moda che sembrano di prêt-à-porter”. Non le manda a dire Re Giorgio arrivando perfino a domandarsi, di fronte ai giornalisti trepidanti, se valga la pena rimanere a Parigi, in quello che un tempo era il tempio della sperimentazione, del glamour e dell’alta moda che ora, testualmente, non si può più definire tale. Negli anni i confini tra prêt-à-porter, ready-to-wear e alta moda su misura si sono molto assottigliati e Armani non ci sta dichiarando esplicitamente che al giorno d’oggi sono poche le maison che fanno davvero alta moda.

E verrebbe da dire buon per te! Se la tua collezione Privè segna una netta linea di demarcazione con tutti gli altri ne trarrai i tuoi opportuni benefici. Eppure, Re Giorgio, uno che l’alta moda l’ha fatta sacralmente, non si accontenta del mero personale successo che sfoggia orgogliosamente e consapevolmente ai giornalisti a cui racconta la sua collezione e nella migliore politica del win-win vuole un livello altissimo ma uniforme per tutte le maison almeno nel tempio parigino. Non teme confronti né rivali e dice quello che pensa: non c’è paragone tra quello che faccio io e quello che fanno gli altri ma un tempo il gap non era così netto (o magari non c’era affatto un gap) e forse, per un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla moda era meglio quel tempo.

Parigi val ben più di una Messa

Se di vera alta moda a Parigi non ce n’è che ci andiamo a fare? In parole povere questo si chiede il Nostro. Parigi è diventata un modo per attrarre ricchezza ma che se ne fa uno come Armani della ricchezza senza bellezza? E soprattutto quella ricchezza tanto ricercata ed ostentata dagli altri brand poco o niente ha a che vedere con il lusso, quello che un tempo era il perno delle sfilate parigine. E qui la provocazione delle provocazioni: perchè andare a Parigi se ha perso la sua scintilla? Perchè non farla a Milano la prossima Armani Privè? La reputazione della Paris Fashion Week è radicata e il Made in Italy un baluardo sempre presente con il suo bagaglio di tradizione, innovazione, artigianalità impossibili da trovare altrimenti nel mondo. Ma forse è arrivato il momento di cambiare. Un sacrificio per uno scopo più alto: lasciare Parigi e investire Milano del ruolo sacrale di roccaforte dell’alta moda? Bomba lanciata. Che sia uno spoiler?

Tagliamo la testa alla Paris Fashion Week?

Cosa avranno pensato gli altri brand nel sentire le parole di questo gigante della moda? Quanti di loro avranno il coraggio di mettersi in discussione alla luce di queste considerazioni? Non si parla di collezioni più o meno belle agli occhi di noi “profani”. Ma prêt-à-porter non è alta moda e oggettivamente non tutti avrebbero avuto la levatura per poter pronunciare questo tipo di affermazioni, seriamente, come, all’alba dei suoi quasi 89 anni, ha potuto fare lui. E meno male che c’è ancora qualcuno che dice quello che pensa (o che in alcuni casi va detto) precisamente per quello che è.

Proprio scrivendo le mie riflessioni su carta mi chiedevo se qualcuna delle altre maison si sarebbe spinta a dargli ragione pur se, così facendo, avesse dovuto, in qualche modo, “ammettere” un cambio di rotta nella qualità dei prodotti presentati. Dubitavo. Fortemente. E invece eccomi accontentata: Pierpaolo Piccioli, quello di Pink PP, quello di Valentino, ha esso stesso espresso perplessità sulla kermesse parigina (che diciamocelo, almeno giornalisticamente parlando, ne esce indubbiamente con le ossa rotte). Lanciando altri spunti di riflessione, più che sulla differenza tra prêt-à-porter e alta moda, focalizza l’attenzione sui modelli proposti che non acquisiscono valore tanto più sono pomposi ed opulenti quanto attraverso l’ingegno che li realizza dal bozzetto fino alla passerella. Non si spinge così in là quanto Re Giorgio ma comunque dice la sua. Che poi sia una presa di posizione o un voler partecipare alla mischia del vociare ponendo conseguentemente attenzione anche sulla sua collezione che in effetti non ha fatto un rumore poi così roboante non è dato sapere.

Ma dopo tanto parlare il giro di ricchezza innescato dalle e con le passerelle parigine riuscirà a rimettersi in discussione e tornare al lusso delle origini? Gli altri brand a cui si riferisce Armani a viso aperto raddrizzeranno il tiro o terranno il punto sulla loro medio/alta moda? O le parole di Armani segneranno una svolta epocale che vedremo concretizzarsi a luglio del prossimo anno quando la maison su quelle passerelle lungo Senna non ci sarà? O rimarrà uno sfogo momentaneo di un anziano genio creativo, re di eleganza, ineguagliabile ed inconfondibile, portatore di memorie ma pur sempre “datato”? Il tempo risponderà alle nostre domande, se son rose, rosse, fioriranno, la certezza è che quelle di Armani non potranno appassire.

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