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Riscoprire la bellezza: il viaggio di Maja Rega nella consulenza d’immagine

Quando valorizzare gli altri significa prima imparare a valorizzare se stessi

di Redazione
3 min

Ci sono storie che nascono da una ferita e si trasformano in dono. Ci sono percorsi che partono da uno sguardo critico allo specchio e arrivano a illuminare il riflesso di altre donne. La storia di Majla Rega è una di queste: un viaggio fatto di scoperta, coraggio e trasformazione.

Consulente d’immagine specializzata in body shape e facial shape, Majla ha trasformato le sue insicurezze in competenze, il suo disagio in empatia, la sua ricerca personale in missione professionale. Come lei stessa racconta, per anni ha guardato il proprio corpo con occhi severi, nascondendosi dietro capi oversize e confronti impietosi. Poi, qualcosa è cambiato.

Oggi Majla accompagna le donne in un percorso che va ben oltre la scelta di un abito o di una palette di colori. Il suo lavoro parte dall’ascolto profondo, dalla costruzione di quella fiducia che permette a ogni cliente di vedersi con occhi nuovi. Perché la vera consulenza d’immagine non è nascondere i difetti, ma riscoprire la bellezza unica che ciascuna donna porta con sé.

Majla ha aperto a noi di Iconic Image le porte del suo mondo: ci ha raccontato da dove è partito tutto, cosa significa davvero creare un outfit, qual è il segreto di una consulenza efficace e quale sogno coltiva per il futuro. Una storia di rinascita personale che è diventata missione professionale, per aiutare altre donne a sentirsi finalmente a casa nel proprio corpo.

Da dove parte il tuo viaggio nella consulenza d’immagine? Da cosa hai capito che questa poteva essere la tua strada?

Il mio viaggio nella consulenza d’immagine nasce da un bisogno profondo: quello di riscoprirmi e costruire qualcosa che fosse davvero mio. Fin da piccola mi hanno sempre detto che avevo un grande spirito di osservazione e un occhio attento ai dettagli. Mi piaceva notare particolari che spesso gli altri non vedevano, e questo mi ha sempre contraddistinta nel modo di guardare le persone e le cose.

La consapevolezza che questa potesse diventare la mia strada è arrivata quasi naturalmente. Le mie amiche hanno iniziato a chiedermi consigli su abiti e colori, e ogni volta che seguivano i miei suggerimenti ricevevano complimenti da tutti. Vedere la loro sicurezza crescere, notare il loro sorriso quando si sentivano valorizzate, mi ha fatto capire che non era solo un gioco o una passione, ma qualcosa che poteva davvero fare la differenza nella vita delle persone.

Un ruolo fondamentale l’ha avuto mio marito, che è sempre stato il mio primo sostenitore. Ha creduto in me anche quando io facevo fatica a crederci del tutto. Le sue parole — “Provaci, sono sicuro che ce la farai, perché hai tutte le carte in regola per sviluppare questo talento” — sono state decisive: mi hanno dato il coraggio di fare il primo passo e trasformare una passione in un percorso professionale.

La creazione di un outfit da dove parte?

La creazione di un outfit, per me, parte sempre dal bisogno del cliente. La cosa fondamentale non è come io lo vedo, ma come lui vede se stesso. Spesso capita che una persona percepisca un difetto che, oggettivamente, non esiste. In questi casi non serve a nulla dire che quel difetto non c’è, perché il rischio è che il cliente non si senta compreso. E quando un cliente non si sente ascoltato, è impossibile costruire qualcosa che lo faccia stare davvero bene.

Per questo il mio lavoro comincia proprio dall’ascolto: capisco quali sono le esigenze, i desideri e anche le insicurezze di chi ho davanti. Solo così posso creare un outfit che non è soltanto bello da vedere, ma che ha un significato più profondo: far sentire la persona a proprio agio, valorizzarla e alleggerirla di quel peso che per lui rappresenta un difetto.

In altre parole, il mio punto di partenza non è il capo in sé, ma l’emozione che quel capo deve generare in chi lo indossa.

Quale credi sia il “nodo da sciogliere” più importante per impostare una consulenza che sia efficace, risolutiva, un punto di svolta per il cliente?

Credo che il nodo più importante da sciogliere sia aiutare i clienti a cambiare prospettiva su loro stessi. Il vero punto di svolta è riuscire a mostrare loro che il problema non è il corpo o l’immagine, ma lo sguardo con cui si osserva.

Perché questo accada, però, è fondamentale instaurare un rapporto di fiducia reciproca. Solo se il cliente si sente accolto e compreso può aprirsi davvero e lasciarsi guidare. Senza fiducia, ogni consiglio resta in superficie; con la fiducia, invece, diventa un’occasione di crescita.

Quando una donna, poi, si rende conto che può valorizzarsi senza dover “nascondere” qualcosa, ma semplicemente mettendo in luce ciò che ha di unico, tutto cambia. È lì che la consulenza diventa davvero efficace: non si tratta più solo di scegliere un outfit o una palette di colori, ma di dare nuovi strumenti per guardarsi con occhi diversi.

La svolta avviene nel momento in cui la cliente inizia a vedersi con la stessa bellezza e le stesse potenzialità che io ho visto in lei fin dall’inizio. E questo è possibile solo perché si è creata quella connessione di fiducia che rende il percorso autentico ed evolutivo.

Secondo te, quale tra i cardini del tuo lavoro di consulente è assolutamente imprescindibile? (Per esempio: non possiamo considerare una consulenza svolta senza l’armocromia oppure le misurazioni…)

Senza giudicare chi lo fa, io non riesco a considerare una consulenza di armocromia, body shape o facial shape svolta online. Attraverso uno schermo non riesco a cogliere le micro-espressioni della cliente quando le avvicino un determinato colore, né a percepire come reagisce davanti a un abito o a un dettaglio che la valorizza. Senza questo contatto diretto, è difficile creare quel rapporto di fiducia che rende la consulenza davvero efficace.

Mi piace pensare alla consulenza come a un momento di coccola verso se stessi. È un’occasione per far sentire il cliente ascoltato, valorizzato e a suo agio. E tutto questo, per me, è possibile solo dal vivo.

Qual è il dettaglio di cui non puoi fare a meno?

Il dettaglio di cui non posso fare a meno su di me è il rossetto. Per me non è solo un accessorio: è un piccolo gesto di cura personale che cambia immediatamente il mio aspetto e il mio stato d’animo. Metterlo significa sentirmi più energica, sicura e pronta ad affrontare la giornata. È quel dettaglio che completa il mio look e riflette il modo in cui desidero presentarmi al mondo.

In quale ambito della consulenza d’immagine senti di esprimere al meglio le tue competenze?

Sento di esprimere al meglio le mie competenze soprattutto nell’ambito della body shape e del facial shape. Ho sempre osservato il mio corpo con uno sguardo critico, senza mai sentirmi veramente a mio agio o accettandomi pienamente. Spesso mi confrontavo con altre donne e cercavo di nascondermi dietro capi oversize, pensando che così i miei difetti fossero meno visibili. Era un modo per proteggermi, ma allo stesso tempo mi impediva di sentirmi davvero bene con me stessa.

Il percorso intrapreso con l’Accademia Consulenza d’Immagine mi ha permesso di riscoprire il mio corpo e il mio volto sotto una nuova luce. Ho imparato a individuare i capi e i dettagli che mi valorizzano di più, e questo ha avuto un effetto straordinario sulla mia autostima, sulla mia fiducia e sulla mia sicurezza. Ho iniziato a piacermi di più, non solo per come apparivo, ma anche per come mi sentivo dentro.

Oggi il mio obiettivo è portare questa stessa consapevolezza alle donne che, come me, hanno vissuto gran parte della loro vita sentendosi insicure o inadeguate rispetto al proprio corpo. Voglio aiutarle a riscoprirsi, a sentirsi belle e sicure, a provare piacere nel fare shopping e a guardarsi allo specchio vedendo finalmente un riflesso che le rappresenti davvero e che le faccia stare bene.

Per me, la consulenza d’immagine non è solo una questione di vestiti o colori, ma un vero e proprio percorso evolutivo: attraverso scelte consapevoli e personalizzate, le donne possono imparare a valorizzarsi, a sentirsi più sicure e a riscoprire il piacere di prendersi cura di sé. E questa è la soddisfazione più grande del mio lavoro: accompagnare ciascuna donna in un viaggio di scoperta e di fiducia in se stessa.

Esprimi un desiderio professionale e raccontamelo

Il mio desiderio professionale è creare una linea di vestiti tutta mia. Oggi, purtroppo, la moda si basa spesso su modelli di bellezza poco realistici: sei considerata “bella” solo se rispetti determinati canoni, e questo si riflette anche nell’abbigliamento. Spesso le donne escono dai negozi senza trovare nulla che le faccia sentire davvero a proprio agio, e con l’autostima sotto i piedi.

Il mio obiettivo è realizzare una linea che abbracci ogni donna, che la aiuti a valorizzarsi e a sentirsi bene con se stessa, indipendentemente dalla taglia. Voglio creare capi che facciano sentire le donne sicure, belle e confortevoli nel loro corpo, perché credo che l’abbigliamento possa avere un ruolo potente nel rafforzare la fiducia in se stesse.

Il percorso è lungo e io sono solo all’inizio, ma coltivo la speranza e la determinazione di arrivarci un giorno. Questo sogno rappresenta per me la naturale evoluzione del lavoro che amo: accompagnare le donne a riscoprire la loro bellezza e la loro sicurezza, non solo attraverso la consulenza, ma anche attraverso capi pensati per valorizzarle davvero.

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