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Dal golfino ceruleo a icona: come è cambiato lo stile di Andy

Un ripasso di Il Diavolo veste Prada in attesa del sequel

di Redazione
2 min

Quando Miranda Priestly pronuncia queste parole indimenticabili davanti ad Andy Sachs in una delle scene più iconiche del cinema contemporaneo, non sta solo parlando del golfino azzurro ceruleo – Pantone 15-4020, per la precisione – che la protagonista indossa inconsapevolmente. Sta impartendo una masterclass sulla forza comunicativa dell’abbigliamento e sul potere trasformativo della moda.

La psicologia dell’abbigliamento: quando l’abito fa il monaco

La trasformazione di Andrea “Andy” Sachs non è semplicemente estetica, ma profondamente psicologica. Patricia Field, costumista del film, ha dichiarato in diverse interviste di aver immaginato Andy Sachs come “una ragazza Chanel”, una scelta che rivela una comprensione sofisticata della consulenza d’immagine applicata alla narrazione cinematografica.

L’Andy pre-trasformazione: l’armatura dell’insicurezza

All’inizio del film, Andy si presenta con quella che si potrebbe definire come “l’uniforme dell’invisibilità“: maglioni oversize, gonne informi, colori spenti. Non a caso si presenta nella redazione di Runway con un maglione a trecce e una gonna scozzese, un look da lavoro decisamente out e sciatto. Questi capi non sono casuali: comunicano inconsapevolmente la sua mancanza di fiducia in se stessa e il suo desiderio di passare inosservata in un mondo che percepisce come estraneo.

Dal punto di vista della comunicazione non verbale, Andy sta utilizzando l’abbigliamento come scudo protettivo. I tessuti morbidi e le silhouette informi la avvolgono in una comfort zone visiva che, paradossalmente, la rende più vulnerabile agli attacchi di Miranda e alle critiche dei colleghi.

La metamorfosi: ogni outfit come tappa evolutiva

Fase 1: Il risveglio – L’intervento di Nigel

Il primo vero cambiamento avviene quando Nigel, interpretato magistralmente da Stanley Tucci, decide di “aprire” ad Andy l’armadio di Runway. Questo momento rappresenta quello che potremmo definire “il momento dell’illuminazione”: quando una persona comprende finalmente il potere trasformativo dell’abbigliamento.

Quando Hathaway entra in ufficio dopo che Nigel le ha dato accesso all’armadio di Runway, è vestita interamente in Chanel. Non è una coincidenza: Chanel rappresenta l’empowerment femminile, l’eleganza senza ostentazione, la forza silenziosa. Il primo outfit della “nuova Andy” è interamente firmato Chanel: “Ti sei messa…”, “Gli stivali di Chanel? Sì, proprio quelli”. Si tratta di un paio di stivali in pelle con tacco a spillo che sembrano pantaloni, indossati sotto una mini gonna grigia e un blazer blu con lo stemma Coco.

Fase 2: La scoperta del potere – Il coat transition

Una delle sequenze più memorabili del film è il cosiddetto “coat transition“, sulle note di Vogue di Madonna: Andy Sachs sfila per le strade di New York mentre si dirige al lavoro, sfoggiando una serie di look che definiscono la scena come “il montaggio dei cappotti”.

In questa sequenza si può riconoscere la rappresentazione perfetta di quello che accade quando una persona inizia a sperimentare con la propria immagine. Ogni cappotto rappresenta una diversa sfaccettatura della sua personalità emergente. Il cappotto verde che Andy indossa uscendo dalla metropolitana, definito da Patricia Field come “unico e vintage“, ha ricevuto reazioni molto positive dai fan. Quel verde smeraldo non è casuale: rappresenta la crescita, il rinnovamento, la fiducia che sta sbocciando.

Fase 3: L’integrazione – Il gala di Runway

L’abito John Galliano per Dior che Andy indossa al Runway Gala rappresenta un momento cruciale: “Dovevamo farlo bene. Non c’erano molte opzioni e non riuscivamo necessariamente a trovare la sua taglia, quindi abbiamo dovuto chiamare gli showroom“, racconta Tracy Cox, assistente costumista.

Questo abito segna il momento in cui Andy non sta più “indossando un costume”, ma ha integrato il nuovo linguaggio vestimentario nella sua identità. Il nero dell’abito comunica sofisticazione e autorevolezza, mentre il taglio Galliano aggiunge quel tocco di creatività che riflette la sua crescente sicurezza.

Aspettando il sequel 

Il costo dei costumi utilizzati nel film è pari a 1.000.000 di dollari, ma il budget a disposizione della costumista Patricia Field era solo di 100.000 dollari. Questo dato rivela quanto sia stato prezioso il lavoro di networking e di creatività della Field, che ha saputo creare un guardaroba iconico con risorse limitate.

“Il diavolo veste Prada” rimane, a distanza di quasi vent’anni, un riferimento imprescindibile per chiunque si interessi al potere comunicativo dell’abbigliamento. Il film dimostra come l’abbigliamento non sia mai solo decorazione, ma uno strumento potente di comunicazione e trasformazione personale.

Come dice la stessa Miranda Priestly nel suo monologo sul ceruleo, siamo tutti influenzati dalla moda, che lo vogliamo o no. La genialità di Patricia Field è stata quella di rendere visibile questo processo, trasformando ogni outfit di Andy in un capitolo della sua crescita personale.

L’abito, in questo caso, ha fatto davvero il monaco – o meglio, ha aiutato una giovane giornalista a diventare la professionista sicura di sé che era destinata a essere.

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