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Ogni anno, a dicembre, mentre la metà del mondo si dedica a regali, panettoni e buoni propositi, Pantone Color Institutes ceglie il Colore dell’Anno. Una scelta, all’apparenza, innocua quanto quella di selezionare il filtro di Instagram più adatto al selfie finto spontaneo, acqua e sapone, dopo ore di trucco. In realtà il Color of the Yeargenera uno tsunami cromatico globale che per un anno influenzerà tutto: moda, design, pubblicità, packaging, varie ed eventuali.
Il colore dell’anno di Pantone non è semplicemente un colore: è un verdetto che si fa strategia di marketing che si eleva a contaminazione collettiva. Ma più di tutto è una decisione che, volente o nolente, ci riguarderà da vicino. Perché il proclama di Pantone, che sia storytelling o autentica analisi estetico-sociale, ha un impatto sorprendentemente concreto sulla nostra ”realtà visiva”.
Color of the Year 2026… And the winner is…
BIANCO!Più precisamente PANTONE 11-4201 Cloud Dancer. Pantone presenta il prossimo must have 2026 così: “Un bianco intenso che simboleggia l’influenza calmante in una società che sta riscoprendo il valore della riflessione silenziosa. Un bianco fluttuante intriso di serenità che incoraggia il vero rilassamento e la concentrazione, permettendo alla mente di vagare e alla creatività di respirare, lasciando spazio all’innovazione… Cloud Dancer invita a uno spazio in cui funzionalità e sensazioni si intrecciano per creare atmosfere di serenità e spaziosità, offrendo un rifugio di pulizia visiva che ispira benessere e leggerezza.”
Cosa dicono i nostri consulenti d’immagine
A primo impatto è un colore “freddo”, leggermente soffuso grazie alla punta di grigio che ha al suo interno, in sostanza meno intenso del bianco ottico e molto interessante per le palette che hanno come dominante la chiarezza e come seconda dominante la softness. La nuance di partenza però è calda, un giallo che ha perso quasi completamente la sua tinta avendo una importante alterazione di bianco.
E’ il colore di chi basta a se stesso, mette una distanza dalle emozioni, è il colore della solitudine perchè il bianco si sporca e gli altri tendono a rimanere a distanza per non macchiare il suo candore. E’ il colore del potere e chi ricopre un ruolo di potere si tiene a distanza dagli altri. Nella cultura orientale il bianco è il colore del lutto. Ma… Nella cultura occidentale è il colore della pace, di cui il mondo intero ha veramente tanto bisogno, è la colomba di Pasqua, simbolo di speranza e di rinascita. E poi è una tela bianca, sul bianco puoi scrivere e colorare se vuoi, è futuro, è rappresentare la tua storia; ma una tela bianca invita anche alla responsabilità di colorarla, se vuoi e come vuoi.
Per chi non lo sapesse: che cos’è Pantone?
Prima di prendersela con Pantone perchè ogni anno cambia i colori della nostra vita senza chiederci il permesso, decidendo di volta in volta se l’anno che verrà sarà o meno in palette con il nostro più intimo sottotono, è bene ricordare chi è questo Istituto che ogni dicembre suscita un’attesa mondiale più elevata del vecchietto panciuto che passa di camino in camino la notte tra il 24 e il 25, sempre di dicembre.
Nasce negli anni sessanta come sistema di classificazione del colore. Sai quando chiedi un golfino rosso e te lo portano teoricamente rosso ma in realtà è un arancione acceso travestito da rosso? Ecco, è Pantone che risolve il problema affidando ai colori dei codici numerici, universali e inappellabili. Questi codici consentono agli addetti ai lavori, designer, grafici, stilisti e creativi di tutto il mondo, di parlare la stessa lingua in fatto di colori. Da sistema di catalogazione, a un certo punto, diventa una vera e propria autorità estetica con l’introduzione del Color of the Year, nel 2000, assumendo ufficialmente il ruolo di trendsetter: di fatto, una volta annunciata la tonalità prescelta, il mondo si allinea e si colora di quella nuance.
Come viene scelto il colore dell’anno?
La versione “romantica”, molto affascinante, potrebbe suonare così: in una stanza segreta gli esperti discutono per ore su quale sfumatura di bianco, nel caso di Cloud Dancer, rappresenti meglio l’influenza calmante. Pare, però, ahinoi, non funzioni così. Pantone garantisce che la scelta non è mai improvvisata: dietro al verdetto c’è un lavoro di ricerca che attraversa trasversalmente gli aspetti della vita, dalla moda alla tecnologia, dalla psicologia del colore e anche della politica internazionale e dei movimenti sociali. Poi c’è la versione meno romantica circa la scelta del colore vincitore, quella che sospetta sia tutto magnificamente orchestrato (perchè il colore dell’anno influenza davvero un piccolo impero commerciale) per dare una spintarella alle vendite di tutto ciò che può essere tinto, stampato, brandizzato o prodotto in quella tonalità.
Non ci credi che il colore dell’anno influenzi tutto? Pensi di esserne immune?
Color of the Year è un fenomeno culturale molto prima di essere un fenomeno estetico. È nei feed, nei reel, nei meme, nei giornali, nei negozi. entra negli occhi anche se non lo stiamo guardando e questo succede per una ragione precisa: il colore è un linguaggio immediato ma profondo perchè lavora a livello emotivo, istintivo, quasi primordiale.
Quindi sì: Pantone sceglie, e noi reagiamo. Tu credi di essere immune e ti disinteressi completamente alla proclamazione del colore dell’anno, a te non interessa, non ci fai neppure caso.. e invece quel colore te lo ritroverai tutto intorno se non addirittura addosso. No? Vediamo…
Parliamo di comunicazione e pubblicità
Il marketing non perde tempo e “il colore del momento” è l’occasione perfetta per rinfrescare visual, prodotti, campagne, interfacce e packaging. Te lo ritrovi su grafiche social, spot, loghi adattabili, prodotti in edizione limitata, siti web rinnovati ad hoc. In fondo, le aziende fanno ciò che hanno sempre fatto: cavalcano l’onda! L’effetto psicologico per i consumatori è sottile e potente perchè la ripetizione normalizza e seduce.
Parliamo di design, arredamento e lifestyle
Non c’è rivista di interior design che non ne senta il richiamo e non c’è showroom che non esponga almeno un divano, una lampada o un tendaggio in quella nuance. Il risultato è semplicissimo: quel colore entra nelle nostre case, nei locali, negli hotel e nelle vetrine. E quando qualcosa entra negli spazi che viviamo, entra anche nella nostra percezione estetica quotidiana.
Parliamo di moda
Passerelle, shooting, riviste patinate e entro febbraio quel colore, lentamente ma inesorabilmente, entrerà nel tuo armadio. Perché, anche in questo caso, quando ciò che ci circonda vira tutto verso uno stesso registro cromatico, l’occhio si abitua e si convince. Al primo impatto “quel colore è improponibile”, poi “forse su qualcuno sta bene”, poi “magari provo” e alla fine sciarpa, borsa, cover del telefono tutto in tinta e Pantone se la ride.
E infine parliamo di Immagine personale
Il colore dell’anno non è per forza un colore che dona a tutti ma ha una presenza mediatica talmente ingombrante e massiccia che anche chi fa consulenza d’immagine deve tenerne conto. Non tanto per spingere ad essere “alla moda” a tutti i costi, quanto per spiegare alle persone come integrarlo, se vogliono, senza sembrare un quadro naif. Perché il vero rischio è esagerare, come il peperoncino sulla pasta, se ne metti poco fa carattere, se ne aggiungi troppo rovina il piatto.
Pantone non detta legge
La prima considerazione da fare è questa: siamo molto meno originali di quanto pensiamo. Secondo poi, il Pantone Color of the Year non lo possiamo controllare (quest’anno il sondaggio lanciato voleva a gran voce il verde e decisamente i desiderata non sono stati rispettati), ma ci influenza. La sua forza non sta nell’imposizione, ma nella capacità di diffusione e condivisione che normalizza anche agli occhi meno attenti. Perché il colore dell’anno non è solo marketing, è una fotografia del presente e un mood globale.
E se ogni dicembre attendiamo che Pantone ci dica di che colore sarà l’anno che verrà… beh, sarà perché in fondo abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi che il mondo può cambiare anche attraverso una sfumatura di colore.