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Stranger Things

L’evoluzione dello stile racconta i personaggi

di Annalisa Tortora
3 min

Da alcune settimane sono usciti i primi quattro episodi dell’ultimo capitolo della saga fantasy anni ‘80 “Stranger Things”. Prima di tutto ci preme dire che in questo articolo nulla verrà spoilerato in termini di trama. Cionondimeno, dopo aver visto queste quattro ore e poco più di attesissimi quasi finali di stagione, un paio di considerazioni sul grande laboratorio pop che ha dimostrato essere Stranger Things, in cui gli anni ’80 non sono solo un’ambientazione rispettata scrupolosamente, sono un mood, una religione estetica, un manifesto di abiti e capelli con la permanente sparati al sottofondo di “Fernando” degli ABBA, era d’obbligo.

L’ambientazione è coerente con le altre stagioni e con il tempo dell’ambientazione, questo si può dire, e insieme a demogorgoni e mostri brutti e tentacolari che invadono Hawkins, questo ce lo possiamo immaginare, i colpi di scena arrivano non solo dalle storie ma anche dall’immagine dei personaggi. Mentre la trama cresce e si fa più oscura, infatti, anche il guardaroba dei protagonisti cambia al passo con la loro maturazione: la stagione 5 getta uno sguardo più “adulto” e allo stesso tempo più oscuro e complesso e il guardaroba dei protagonisti riflette questo tono, tra layering, nuance più sobrie, materiali più funzionali, silhouette meno “spensierate”.

Costumi che ri

flettono un’interiorità

La costumista della serie 5, Amy Parris, ha collaborato con brand reali come Quiksilver, Vans, Reebok, per creare capi ispirati agli anni ’80 ma adattati alle esigenze narrative e di scena. E in fondo questo momento storico, ciclicamente, ritorna per la moda con una puntualità svizzera e il fenomeno Stranger Things ne fa cassa di risonanza. I costumi, lo sappiamo bene, non sono mai solo “abiti” ma diventano, anche nella quotidianità, strumenti narrativi che accompagnano l’evoluzione psicologica dei personaggi, come abbiamo visto fin dagli albori di questa serie. Abbiamo scelto di osservare tre personaggi e abbiamo cercato nelle sfumature dei loro look l’eco del cambiamento, il riverbero della tensione emotiva, l’evidenza della sfida finale.

Undici

All’inizio Undi è visivamente quasi un non-personaggio: scappa da un “ospedale”, indossa un camice, ha la testa rasata. Una scelta che, dal punto di vista narrativo e neuro-estetico, la colloca immediatamente in un territorio fragile. Soprattutto la testa rasata, evocativa di malattie che suscitano non pochi sentimenti, soprattutto riferiti a una bambina, attiva negli spettatori una risposta empatica fortissima: vulnerabilità diventa immediatamente affetto. Crescendo il personaggio, iniziando a calarsi nel mondo “normale”, cambia anche il suo look che ha visto outfit iconici che hanno letteralmente cambiato le tendenze (vedi il vestitino con disegni geometrici su fondo nero comprato al centro commerciale con Max o la salopette di jeans o la camicia di flanella a quadroni). Capi più “statement” segnalano simbolicamente un cambio di passo nel personaggio e un passaggio, anche visivo, dal subire allo scegliere, il tutto nel momento stesso in cui lei costruisce e definisce se stessa.

In questi primi episodi della quinta stagione la protagonista indiscussa del fenomeno Stranger Things si presenta in tenuta da allenamento: lei è proiettata al fare, al migliorarsi, ad allenarsi per combattere e sconfiggere, una volta per tutte, i mostri che perseguitano lei e i suoi amici. Nessun vezzo estetico in queste ore di pellicola, il suo abbigliamento è monotono e focalizzato e in fondo, in questo momento della storia, non potrebbe rispecchiare meglio il personaggio. Felpa cropped e shorts sopra ai joggers perun layering volutamente dissonante e un po’ “mischiato”, come se si fosse vestita al buio pescando abiti a caso. La scelta sembra voler marcare il momento di transizione: Undici non una guerriera glamour, in quel caso l’avremmo vista vestita da Valkiria, ma è una ragazza che cerca di costruire una normalità in un mondo difficile, lotta per questo e infatti l’outfit è volutamente “imperfetto”, stratificato, con combinazioni e proporzioni stravaganti e un uso del layering che trasmette resilienza: la vulnerabilità si trasformata in forza.

Will Byers

Will rimane ancorato più a lungo degli altri al suo look da “giovane ranger del Midwest” tra camicie a quadri, gilet imbottiti e un improbabile taglio a scodella diventato, però, patrimonio dell’UNESCO. Questo look, tanto per cambiare, non è affatto casuale e rappresenta l’innocenza che fatica a crescere, almeno fino ad un certo punto… no spoiler ma guardate le puntate!

Gli altri evolvono e lui resta saldamente più “retro’” degli stessi anni ’80, più forti si fanno le montagne russe emotive del legame con Vekna e i pericoli più o meno scampati per la via, più il suo stile si fa “infantile” mettendo ancora più in evidenza la differenza tra ciò che vive dentro e ciò che accade fuori e più o meno così rimane anche nelle prime quattro puntate del finale di questa serie. Il look, nel suo caso, diventa un porto sicuro, il guardaroba conserva una coerenza tematica e i suoi colori ricorrenti, tan, blu e rosso, solo la cifra del suo stile perchè l’idea di mantenere un set cromatico “familiare” è rassicurante e genera una continuità emotiva necessaria negli stravolgimenti della narrazione e fa da bilanciamento importante al cambiamento degli altri.

Dustin Henderson

Dustin è “il personaggio” della serie, spirito libero, grandi intuizioni, preda facile di bulli di vario genere da cui però è bravo a divincolarsi (oh Dio in queste puntate qualcosa succede… ) e il suo essere “personaggio” si vede chiarissimo dal guardaroba: cappellini trucker, t-shirt grafiche con camicie aperte, colori pop. Dustin è l’amico che ti porta nei guai ma poi ti salva la vita e anche il suo stile comunica questo. Crescendo, amplia la palette ma rimane coerente: particolarità senza eccessi, coerenza ed eccentricità fanno di lui una figura dalla personalità riconoscibile e ben dosata.

Per Dustin la stagione 5 segna un cambio di toni nel guardaroba. Il personaggio, rivela la costumista, è ancora in lutto per la perdita di Eddie Munson, morto nella quarta stagione suonando Master of Puppets dei Metallica, nel Sottosopra, per attirare i pipistrelli e permettere a Nancy, Steve e Robin di attaccare il Mind Flayer. I “colori forti e vivaci”, dunque, lasciano il posto a quelli più “sobri e cupi” tipici del lutto. Il trench resta immancabile ma i pantaloni sono grigi, le sneakers sono nere invece che bianche, il cappellino, simbolo iconico del personaggio, perde un po’ della sua funzione statement: è più neutro, con accenti minimi di colore. Questo “darkening” dell’outfit serve visivamente a comunicare il dolore e la perdita e, anche in questo caso, l’abito diventa strumento narrativo per manifestare uno stato d’animo.

E così anche il fenomeno a tutto tondo che è Stranger Things rivela quanto la costruzione di un’immagine coerente, o totalmente dissonante, sia un dato fondamentale per la narrazione di un personaggio e delle sue evoluzioni. E’ un concetto anche ridondante, se vogliamo, eppure è quel dato di fatto che tutti noi dovremmo tenere presente quando scegliamo di non curare la nostra immagine svalutandola a mero corollario estetico di poco conto.

A questo punto c’è da chiedersi nelle restanti cinque puntate di questo ultimo capitolo della saga anni ‘80 ambientata a Hawkins, quattro in uscita il 26 dicembre e il gran finale per il primo gennaio 2026, se il look dei personaggi cambierà ancora proiettandosi verso, si spera, la fine di un incubo e l’inizio di una nuova vera vita. Lo scopriremo solo vedendo!

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