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Il Presidente Berlusconi

Senza temere smentite possiamo a buon diritto annoverare Silvio Berlusconi tra gli uomini che in qualche modo hanno stravolto il panorama imprenditoriale, politico e anche sportivo del nostro Paese.

di Redazione

Che si potesse o meno essere d’accordo con le sue posizioni è innegabile che la sua personalità abbia influito, plasmato, modificato la politica del nostro Paese generando un vero spartiacque che dal 1994 vedrà un prima ed un dopo Silvio Berlusconi.
Amato, odiato, imitato, accusato, idolatrato, come ogni vero leader, è stato capace di attraversare gli anni mantenendo una posizione di indiscusso potere, ben più ampio di quanto le cariche rivestite denotassero.

Oltre la politica

Eppure nasceva come cantante e intrattenitore sulle navi da crociera e poi diventava venditore porta a porta di aspirapolveri. L’attività edile è quella che lo avvicinò alla carriera che noi tutti conosciamo fino all’approdo alla televisione, agevolato in qualche modo, se vogliamo, dalla riforma del sistema televisivo del 1981 grazie alla quale Berlusconi divenne uno dei principali attori del settore, colui che probabilmente, sopra ad ogni altro, è stato capace di innovare e sconvolgere (non senza pistare piedi). E non solo televisione: Berlusconi diventa uno dei principali editori italiani tra Mondadori (Lodo Mondadori ne fu lo strascico), Einaudi Editore e il Giornale.
E non solo: nel 1986 acquista il Milan di cui rimane presidente fino al 2017 portando a casa ben 29 trofei.

Il personaggio

Le sue gaffe sono note e rinomate, la sua teatralità un carattere distintivo, eccessivo e a volte inopportuno, soprattutto quando il tema affrontato riguardava le donne, la sua presenza scenica ha dilettato ore ed ore di talk show politici e trasmissioni televisive. Berlusconi fu quello che firmò il patto con gli italiani in diretta televisiva scherzando con Bruno Vespa sull’omissione del suo anno di nascita. Fu quello che mimò il gesto del mitra in direzione di un cronista durante una conferenza stampa con il Presidente Putin. Fu quello che, in posa per le foto ufficiali durante il vertice di Caceres, fece le corna accompagnate da sorrisetto sornione. Fu quello che al cospetto di Michelle Obama (e del marito Barack) mimò una smorfia che stava a dire “quanto sei bona!”. Fu quello che, non potendosi sentire “sconfitto” dal neo acclamato Matteo Salvini, contava con le dita i punti del suo discorso, come a rimarcare un “ehi ci sono anche io!”.

La politica

Dalla volontà di rimanere all’opposizione rispetto al Partito Comunista italiano, all’epoca detentore del 34% dei voti, alla vicinanza con il Partito Socialista e a Bettino Craxi.
Furono le sue tre emittenti che a reti unificate, il 26 gennaio del 1994, mandarono in onda il suo discorso nel quale, tra le altre cose, Silvio Berlusconi si “immolava” per la causa della sua Nazione governata da persone non capaci di renderle giustizia: “Ho scelto di scendere in campo, e di occuparmi della cosa pubblica, perché non voglio vivere in un Paese illiberale governato da forze immature, e da uomini legati a doppio filo, a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.”

Da quel discorso una schiacciante vittoria alle elezioni del 1994 poi capo dell’opposizione e poi di nuovo a capo del Governo e così via fino alle dimissioni rassegnate nel 2011.
Accusato ed indagato più volte, collusione, conflitto d’interessi, legato a filo doppio con la mafia, scagionato, contestato. Forse troppo protettivo con la “nipote di Mubarak” e forse troppo amico di amici poco raccomandabili, Silvio Berlusconi è riuscito, nonostante tutto, a mantenere il suo ruolo quasi da star nel panorama italiano a tutto tondo. Per molti, al netto del riconoscimento di Berlusconi come uomo di grande intelligenza e dalle straordinarie doti comunicative, l’amaro in bocca lo lascia l’uomo che aveva tutte le carte in regola e sufficiente consenso da poter fare le giuste riforme che avrebbero traghettato la Nazione verso un benessere reale e duraturo contrariamente a quanto poi è accaduto.

L’immagine

Silvio Berlusconi è stato forse il primo a dare la giusta importanza alla coerenza comunicativa tra immagine ed essenza, personalità, ruolo e valore. Non erano lasciati al caso i suoi outfit e da lui in poi molti altri personaggi del panorama politico ed imprenditoriale hanno utilizzato l’immagine per avvalorare le proprie tesi. Berlusconi ha sempre scelto un abbigliamento che lo distinguesse dalla controparte e contestualmente risultasse empatico con i suoi simili e con il suo elettorato: gli imprenditori. Ma era anche il Presidente operaio, quello che campeggiava sui manifesti sparsi per le città e allora in quel caso potevamo vederlo con il caschetto giallo da operaio edile o con la camicia celeste sotto al golfino blu. E ancora con la bandana in Costa Smeralda in compagnia di Blair, con la polo o la camicia e il maglioncino (rigorosamente blu o celeste) sulle spalle. Un’immagine coerente a seconda del pubblico a cui si proponeva.
Il doppio petto, insieme all’immancabile cravatta di Marinella (a pois), diventa uno dei suoi tratti distintivi: la giacca tra le più autorevoli nel parterre degli abiti maschili. Revers ampi, sovrapposizione di tessuto, cura di ogni singolo dettaglio avevano il preciso scopo di conferire quell’aria di “chi sa cosa c’è bisogno che si faccia”: competenza e fiducia e quel giusto distacco emotivo indispensabile per veicolare il messaggio del personaggio forte a cui affidare le sorti della Nazione in difficoltà.

Quando nel 1994 andò in scena il dibattito con Achille Occhetto, il segretario del PDS, alla presenza di Enrico Mentana, anche l’immagine la fece da padrona: Silvio Berlusconi rigoroso, autorevole e comunicativo nel suo completo blu e Achille Occhetto con il suo abito marrone che lo fece apparire come un grigio funzionario di partito in contrapposizione al rampante imprenditore forte e deciso. Un look scelto per caso dal segretario del PDS che voleva apparire informale e che in qualche modo aveva contribuito a sminuire la sua immagine di fronte a quella granitica dello sfidante.

Berlusconi sapeva bene che l’estetica e l’armonia erano un ottimo modo per veicolare un messaggio di autorevolezza e di benessere economico, fattori che rendono la persona più attrattiva. E dove la natura non lo aveva dotato aveva ovviato anche a costo di qualche risata: il Presidente Berlusconi non era certo un gigante e così, per apparire più alto, portava sempre un rialzo nelle scarpe.
Tra i suoi segni distintivi il colore blu: il colore della comunicazione (quasi tutte le app di comunicazione sono celesti o blu), un colore rassicurante e che genera fiducia, altro modo per rendersi accogliente agli occhi dei suoi elettori.
Qualunque fosse il suo look il Presidente Berlusconi è stato un innovatore anche in fatto di outfit ed ha portato in primo piano il valore innegabile dell’immagine come parte integrante e fondamentale del processo comunicativo.

 

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