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#Barbiecore conquisterà il mondo?

Il rosa alla conquista del mondo, un trend trasversale che cattura tutti, dai millenial alla gen Z passando per boomer e analogici al grido di rosa mon amour: la tendenza più pop dell’anno!

di Redazione
4 min

Galeotta fu la notizia, annunciata già un anno fa, della realizzazione del film “Barbie” con Margot Robbie nei panni dell’iconica bambola bionda (quella delle origini, nè olivastra, nè curvie, nè incinta, nè con gli occhi a mandorla ma la prima e mai dimenticata Barbie) accompagnata da un aitante Ryan Gosling nei panni dell’altrettanto iconico Ken.

Da quel momento è stato rosa mania: star del cinema, jet-set mondiale, grandi maison di alta moda, perfino Pantone hanno visto la loro attenzione catturata in modo quasi totalizzante dal suo inconfondibile (e iconico, pure lui) rosa.

Rosa e Barbie: uno stereotipo in plastica dura

Nell’immaginario collettivo la bambola bionda vestita di rosa non ha mai simboleggiato il potere del cervello che si impone sull’immagine esteriore. Solitamente, anzi, rappresenta lo stereotipo più tipico della donna vezzosa, leggera, quasi volatile e di scarso contenuto: giudizio di valore che ben poco ha a che fare con le caratteristiche estetiche ma la cui identificazione è talmente radicata nell’immaginario collettivo da essere quasi considerata un fatto.

Tutt’ora, nonostante la PinkRevolution che stiamo vivendo da un anno a questa parte, il colore rosa e tutte le sue sfumature veicolano, in termini comunicativi, un’idea di leggerezza e di poca professionalità, motivo per cui, è un colore sconsigliato da indossare in alcuni contesti professionali quali i colloqui di lavoro.

La nostra bambola, la più amata di sempre, la più amata di tutte, con tutte le sfumature di rosa, dal confetto al rosa shocking, rimane ancora oggi l’immagine della frivolezza quasi svampita, seppure, ore ed ore di cartoni animati per bambini abbiano provato a condirla di intelligenza e buoni sentimenti e la casa produttrice l’abbia vestita di abiti da dottoressa, maestra, scienziata..

C’era già rosa nell’aria

Che Barbie sia stata sempre una presenza e non solo nelle camerette di tutte noi bambine è un dato di fatto. Che le sue caratteristiche e tipicità fossero uno spunto per la moda e non solo ce lo raccontano gli eventi.

Chiara Ferragni, nel 2009, aprì il suo blog “The blond salad” utilizzando l’immagine di una barbie (per “the blond”) e di un’insalata (per salad). Era un blog che doveva parlare di tutto un po’, leggero come i soggetti presenti nel suo nome e leggero come la percezione popolare li voleva. Eppure nei fatti, la “blonde salad” ha smentito categoricamente il sentire comune che la voleva frivola e sciocca: che lo sia o meno da quel lontano 2009 la sig.ra Ferragni è diventata un’imprenditrice di discreto successo, no? (E una case study di Harvard…)

E ancora rosa. Ben prima della scorsa estate già Moschino, per la collezione P/E 2015 aveva preso ispirazione dalla Bionda del nostro cuore e sulle note di Barbie Girl degli Aqua aveva realizzato una passerella incrociata tra lo stile retrò anni ‘50 pieno di capelli cotonati, occhialoni, mini accessori, pattini a rotelle e il rosa tout cour al grido di “life in plastic it’s fantastic”!

Finanche Valentino, lo stesso brand che ideò il celebre e iconico “Rosso Valentino”, si butta sul rosa e in collaborazione con l’istituto Pantone, realizza Pink PP (dove PP sta per Pierpaolo Piccioli, l’attuale direttore creativo) che in un battito di mani diventa il carattere dominante, quasi totalizzante, della passerella A/I 2022.

Un colore che cambia

Già tra il 2013 ed il 2014, al Museum of Fine Arts di Boston, si è tenuta la mostra “Think Pink” per esplorare la storia e l’impatto sociale del colore rosa: nasceva senza implicazioni di genere ed era utilizzato indistintamente da donne e uomini, i quali, anzi, lo vivevano addirittura come esempio di mascolinità (tutti ricorderemo l’abito rosa di Jay Gatsby nel Il grande Gatsby, film capolavoro del 1925).

Come abbia fatto il rosa a diventare il colore delle donne e della frivolezza quando un tempo era invece strettamente riferito all’abbigliamento degli uomini non è dato sapere. Probabilmente è stata proprio l’industria della moda che intorno al 1940 ha iniziato a produrre abiti femminili rosa e abiti maschili blu e poi, con l’avvento di Barbie nel 1959 il divario si è fatto decisamente più netto. In ogni caso possiamo con certezza decretare che il rosa sia un colore di carattere: o si ama o si odia ma di fronte ad un rosa shocking o ad un fucsia nessuno può rimanere indifferente!

Barbicore per tutti

Da quando sono stati diffusi i primi scatti del film Barbie (di Greta Gerwing) in uscita nelle sale il 20 luglio, il mondo ha riacceso prepotentemente i riflettori su questo colore mettendolo al centro indiscusso della scena. Per realizzare le scenografie del film sono stati consumati quantitativi talmente elevati di rosa da generare una carenza globale di vernice di questo colore… coerente con il concept ma anche un po’ stucchevole, concediamocelo! Il film combatte uno stereotipo? Se così sarà, lo scopriremo solo vivendo, ha comunque generato un tam tam talmente forte da diventare predominante sotto gli occhi di tutti, dalle strade alle vetrine ai red carpet. Completi, pantaloni, abiti, maglie, giacche, accessori, scarpe. Sembrava un capriccio estivo e invece, passato un anno, siamo ancora qua e la coda dopo l’uscita del film promette di avere uno strascico lungo e trasversale senza identificazione di genere né di età.

Alla fine sono passati anni, stagioni, mode, ma noi bambine lo abbiamo sempre saputo che alla fine Barbie ci aveva visto più lungo di tutti!

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