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Romeo Iaboli: image consultant ribelle con il “Metodo Jack Sparrow”

Intervista a Romeo Iaboli, image consultant oltre le regole del binarismo di genere e gli stereotipi

di Redazione
romeo iaboli consulente d'immagine

Curioso, ribelle e in evoluzione: abbiamo intervistato Romeo Iaboli. Imageconsultant che, con il “Metodo Jack Sparrow” dedica, tra altre cose, la propria attenzione al supporto della comunità LGBT+.

Da cosa hai capito che la consulenza d’immagine era la tua strada?

Non avevo idea che esistesse la consulenza d’immagine. Tutto ciò che ha a che fare con l’estetica era registrato nel database della mia testa in “mondo della moda”. Senza alcun tipo di distinzione.

Per me l’aspetto esteriore era percepito unicamente come forma d’arte. Come se stessi guardando un quadro o una statua, senza però andare mai a leggere la descrizione. Non ero mai andato ad indagare in maniera approfondita questa materia fino a quando, in maniera del tutto casuale. Mi ci sono dovuto confrontare.

In effetti alcuni miei conoscenti, separatamente e senza che si conoscessero, venivano a cercare il mio aiuto. A chiedere il mio parere quando si trattava di compiere delle scelte estetiche riguardo il proprio look. “Come mi vesto?”, “Dobbiamo fare shopping insieme perchè avrei bisogno di un suggerimento”, ed io rispondevo sempre con entusiasmo.

Non si è trattato di un episodio sporadico ed io non le vivevo come semplici uscite. Erano un bisogno di decorare e adornare se stessi, celebrando al meglio ciò che si ha e che si è.

In un secondo momento, tramite i social, ho scoperto la figura del consulente d’immagine. Ed è stato come trovare il pezzo mancante del puzzle. Ora aveva senso, ora potevo dare un nome a ciò che mi piaceva fare. Potevo descrivere quella gioia che avevo provato nel sostenere i miei amici nella loro ricerca e trasformarlo in una professione.

Se dovessi intercettare un fatto che simbolicamente ha segnato un cambiamento quale sarebbe?

La decisione di studiare per diventare image consultant è capitata in concomitanza con il cambiamento più grande della mia vita. Ha segnato il passaggio da un periodo in cui facevo finta e letteralmente posso dire che “indossavo i panni” di qualcun altro, a un periodo dove invece ho potuto finalmente conoscere me stesso.Senza filtri e senza scuse per la prima volta.

È stata una rinascita sia a livello personale sia lavorativo. Perché avevo smesso di percepirmi e identificarmi in un’unica professione che per anni avevo svolto e che stavo ancora svolgendo. Se non avessi accettato di ripartire da zero persona in primis, non avrei mai avuto il coraggio di intraprendere un percorso completamente diverso anche in ambito professionale.

La consulenza ti ha cambiato la vita: se dovessi raccontarti come consulente usando solo 3 aggettivi come ti definiresti?

Curioso, ribelle e adattabile. 

Curioso innanzitutto perché la curiosità è sempre stata il motore dietro le mie azioni, in particolar modo sul lavoro. L’unico modo per progredire è porsi domande e continuare a farlo. Mettere in discussione anche ciò che abbiamo ritenuto valido con quasi assoluta certezza fino a poco prima. 

Ribelle perché tutto ciò che è dogma e schema preimpostato mi “va molto stretto”. Non c’è cosa che mal sopporto maggiormente di un “facciamo le cose così perché è così e basta”. O ancora peggio “perché abbiamo sempre fatto così”. Ritengo che la capacità di sapersi destreggiare in ogni situazione richieda una grande propensione e voglia di aprire la mente. Mantenerla elastica e recettiva: ogni crescita avviene con il confronto. 

Adattabile sembra un aggettivo in contrasto a “ribelle”, ma così non è. Adattarsi è fondamentale perché nessuna persona che incontriamo è uguale ad un’altra e solo mettendosi in discussione e mostrandosi disponibili all’ascolto si può trovare il modo migliore per approcciarla.

Senza però mai venire meno a quella che è la nostra autenticità. Fingere di essere qualcun altro è il torto più grave che possiamo fare a noi stessi. E anche a chi decide di fidarsi di noi. 

Quali sono gli ambiti della consulenza d’immagine che senti più vicini a te?

Dal punto di vista tecnico, sicuramente, quello che mi affascina di più è l’analisi della bodyshape. Non tanto la modalità: prendere misure e fare osservazioni è sicuramente meno entusiasmante rispetto al mondo colorato della consulenza armocromatica.

Quanto per il lavoro mentale che ne consegue: la capacità di problem solving nel minor tempo possibile. Perfetta unione sia del pensiero razionale (conoscenze acquisite studiando la professione) sia del pensiero “estetico/creativo” (ragionamento logico che prende forma, colore).

Trovo questo argomento estremamente stimolante, nonostante fosse l’argomento che, più di tutti, mi “spaventava” all’inizio. Come spesso accade, ciò che ci spaventa è quello che non conosciamo. Ma una volta superato il primo gradino, è un mondo che si rivela davanti a noi.

Sono consapevole di quanto il corpo possa farci sentire a disagio. Con quella sensazione quando esci di casa di dovere portare con te qualcosa che non vorresti. Come se fosse un ospite indesiderato.

Offrire una parte di sé, che per alcuni è così vulnerabile, ad un’analisi con un image consultant può essere difficile. Ma è nostro compito far sì che il cliente possa, finalmente, abitare nella sua casa, nel suo corpo. Celebrare la bellezza della propria singolarità.

Quindi, possiamo dire che l’analisi della bodyshape è la tua specialità?

Sono ancora una new entry in questo mondo. E sono anche molto critico, esigente nei confronti di me stesso; per questo non credo sia una risposta completa.

Spero, invece, che la mia specialità come consulente d’immagine sia la somma di tutte le esperienze che mi hanno formato, fino ad oggi. In fondo, il filo comune è sempre lo stesso, quello che io chiamo il “Metodo Jack Sparrow”.

Raccontaci meglio il metodo Jack Sparrow

Se pensiamo a questo personaggio del cinema, la prima associazione mentale porta ad una figura squilibrata.

D’altra parte, mi sento molto avvocato del diavolo, mi piace mettere tutto in discussione. Affrontare con spirito positivo anche le situazioni difficili. Come essere davanti a un bivio e sapere che tra le opzioni non esistono solo A e B ma C. Per esempio, invece di andare a destra o sinistra, scavarsi un passaggio segreto sotterraneo.

Magari non è la scelta più facile e veloce, ma potrebbe condurti verso una miniera di pietre preziose. Mi piacciono le vie alternative. Quelle che sembrano ad una prima occhiata senza senso, ma che in realtà un domani appariranno ben chiare.

È difficile descriverlo ma è proprio questo il metodo Jack Sparrow: è pazzia solo apparente. È una combinazione tra creatività, possibilità, dubbi, prove e controprove. Il modo di pensare che lascia aperte le opzioni. La capacità di adattarsi e risolvere problemi anche quando si ha paura e ci si sente come Jack capitano senza la sua nave.

È per questo che voglio occuparmi della comunità LGBT+. In particolar modo delle persone transgender gender non conforming e degli artisti emergenti. Conosco tanti che fanno parte di entrambe le categorie.

Lavorare al servizio di questi meravigliosi esseri umani richiede grande empatia e prontezza di pensiero. E capacità di scardinare tutti quelli che sono considerati “must” dalla società. È un onore immenso perché mi permette di esprimere la mia passione al 100%. Perché nessuna strada è sbarrata da dogmi o codici.

C’è una figura di riferimento a cui ti ispiri ancora oggi?

Ho avuto la fortuna di essere stato cresciuto dai miei genitori ascoltando Queen e David Bowie. Per me, come per tantissimi altri, sono stati tra i pochi personaggi nei quali potersi “rivedere”. 

Vedendo i look straordinari di Bowie e Freddie Mercury mi sentivo al sicuro, capito, compreso, mi sentivo meno diverso. Sfoggiavano e celebravano con sicurezza il fatto di essere puramente e autenticamente, se stessi.

Per questo motivo le mie fonti maggiori di ispirazione sono sia gli artisti di cui ho appena parlato, sia i miei genitori: artisti, attori, burattinai, artigiani. Mi hanno sempre ispirato e motivato a ragionare con la mia testa e ad essere la versione migliore di me.

Esistono argomenti tabù nella consulenza d’immagine?

Preferirei di no, ma temo di sì. La gelosia penso sia uno di questi. Il settore della consulenza dovrebbe portare persone con background culturali diversi e percorsi formativi diversi a lavorare insieme.

Siamo tutti provenienti da metodi e insegnamenti diversi ma non per questo dobbiamo farci la guerra tra noi. Abbiamo un obiettivo comune: la voglia e la passione di svolgere una professione meravigliosa piena di sfumature. E ostacolarsi a vicenda non ha alcun senso. 

Personalmente mi piacerebbe in futuro collaborare con altri consulenti che non usano, ad esempio, il mio stesso metodo di analisi armocromatica. Sarebbe un’opportunità molto stimolante di confronto, crescita e miglioramento. Inoltre sono sicuro che potremmo divertirci tantissimo ad aggiungere conoscenze su conoscenze e dare meravigliosi risultati.

image consultant ribelle

Credi nel cambiamento profondo? Pensi che questo cambiamento possa essere veicolato dall’immagine e quindi dal tuo lavoro?

Credo che il cambiamento interno e personale accada esattamente quando deve accadere. L’esterno è un riflesso di ciò che portiamo nascosto dentro di noi. Se si chiede l’aiuto di un consulente d’immagine vuol dire che il meccanismo è già stato avviato. Però manca quella persona che possa fornire il “come”, i mezzi per procedere. Cambiare fa paura a volte, ma è parte del progredire, del diventare. 

A livello profondo è possibile trasformarsi e, a volte, non è solo importante, ma necessario. Evolvere è un’arte che non va mai ignorata, per quanto piccolo o grande sia il nostro intento. È un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che mi rende orgoglioso in quanto persona transgender.

Proprio grazie a un cambiamento che ho potuto conoscere il vero me e finalmente affrontare la vita in maniera autentica. Poter essere noi stessi è un diritto che tutti dovremmo avere e dobbiamo difendere in ogni modo.

Qual è il valore più importante che riconosci al tuo lavoro?

Dare una risposta logica ai bisogni emotivi dei clienti. Come consulenti possiamo dimostrare davanti ai loro occhi che certe cose “funzionano” meglio di altre. Motivando, che siano forme o colori, che ciascuno di noi è valorizzato da una serie di fattori.

Volersi vedere e potersi apprezzare in una particolare maniera, o voler subire meno il disagio che alcuni “difetti” (se così possiamo chiamarli) provocano, sono tutte situazioni dettate dasentimenti.Sta a noi donare nuovamente la sicurezza a chi si affida alle nostre capacità fornendo i mezzi adeguati per farlo.

Esprimi un desiderio e raccontamelo

Spero di non smettere mai di crescere ed evolvere come consulente d’immagine. Voglio vivere ogni esperienza e incontro non solo come un “servizio” che offro ma come uno scambio e un’opportunità per imparare a decostruire sempre più sovrastrutture dettate dagli standard sociali che molti di noi subiscono. Specialmente considerato il mio target di riferimento così specifico e “di nicchia”.

Mi auguro sinceramente di fare tesoro e poter utilizzare al meglio tutte quelle conoscenze che non si possono studiare sui libri, ma si acquisiscono solo interagendo con gli altri. Desidero che i miei clienti possano accedere al loro vero io e mostrarlo con orgoglio sempre e comunque.

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