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Luisa Camatta: stile personale e contaminazione di saperi, inno d’amore per tutte le donne

Intervista a Luisa Camatta. Quando un vissuto personale spalanca le porte al futuro e indagare su un colore apre lo scrigno di tutto il tuo universo

di Redazione
Luisa Camatta

Galeotto fu il colore blu, quello che era più propensa ad indossare dopo la nascita di sua figlia. E’ così che Luisa inizia a cercare il perchè di questa tendenza. Così incontra quello che poi diventerà una parte del suo mondo.

E poi il coraggio di buttarsi a capofitto unendo in una professione tutte le sue passioni, dalla sartoria all’armocromia. Alla consulenza d’immagine a tutto tondo, unita anche a competenze di psicologia. Intervista a Luisa Camatta che racconta la creazione di un outfit come un vero progetto artistico. Che non si accontenta mai del punto in cui si trova nel desiderio incessante di continuare ad imparare.

Come è iniziato il tuo percorso nella consulenza d’immagine? Di cosa ti occupavi prima?

Dopo il liceo classico ho frequentato la facoltà di giurisprudenza, ma non ero felice. Così sono diventata stilista e modellista, di giorno lavoravo in uno studio legale e di sera frequentavo l’accademia. Ho iniziato a lavorare in aziende del lusso, fino a che ho deciso di aprire una sartoria tutta mia.

Con l’arrivo di mia figlia però, ho iniziato a vestirmi solo di blu, un colore che non avevo mai indossato prima: così ho approfondito la psicologia del colore e ho incontrato l’armocromia. Oltre che la passione per la psicologia, che di recente è diventata anche la mia nuova laurea!

Da lì è stato amore puro. Ho rivoluzionato la mia professione, affiancando la consulenza di immagine alla sartoria. Per poi dedicarmi completamente all’immagine, con un taglio profondo e psicologico che tutt’ora porto avanti.

Quali sono, se ci sono, i valori che simbolicamente riconosci a questa scelta professionale?

Per me è stata una scelta di pancia, come dare ascolto ad una voce dentro che mi chiamava. Ma alla quale non avevo il coraggio di rispondere. È stata una scelta di autenticità. Perché in questa professione confluiscono tutte le mie passioni e le scelte che ho fatto nella vita.

Per me è anche un inno d’amore per le Donne, che spesso si sentono inadeguate fisicamente e invece sono così belle!

Quali sono, dal tuo punto di vista, i 3 capisaldi imprescindibili della consulenza d’immagine?

L’ascolto della persona per capirne il mondo interiore e la vita quotidiana. La rinuncia ad imporre i miei gusti, lavorando invece per fare emergere lo stile peculiare della persona che ho di fronte. Infine la continua formazione e contaminazione con altri saperi e discipline, per rendere unico l’approccio con cui svolgo le consulenze.

La creazione di un outfit da dove parte?

Ogni outfit per me è un progetto artistico, in cui confluiscono le esigenze della cliente, il modo in cui desidera vedersi. E anche il contesto sociale in cui si muoverà e le sue caratteristiche fisiche (colori e forme).

Si può partire da qualsiasi ispirazione, un po’ come in sartoria, ma poi tutto deve fondersi insieme in modo fluido. Su tutto, comanda lo stile personale. Permette alla persona di esprimere qualcosa di davvero autentico, nonostante poi occorra armonizzarlo con l’ambiente di riferimento.

Quali sono gli ambiti della consulenza d’immagine che senti più vicini a te?

Amo fare consulenza individuale di armocromia. Forme e stile per l’atmosfera intima che si crea, ma parimenti adoro portare le persone a fare shopping guidato.

Nel mio lavoro mi occupo di tutti i servizi inerenti l’immagine, compreso il riordino del guardaroba. Tengo anche molti corsi a privati e professionisti. Mi piace molto l’energia che si crea nel gruppo quando, attraverso la consulenza di immagine, le persone si conoscono meglio.

Mi piacerebbe aprirmi di più al settore aziendale, trovo sia un ramo della mia professione molto interessante che vorrei approfondire di più.

Questo mestiere è “nuovo”, da poco se ne parla e forse si conosce ancora troppo poco. Cosa servirebbe a Consulenza d’Immagine per essere opportunamente accreditata?

Penso avrebbe bisogno di essere insegnata a livello universitario, cosicché i livelli di competenza possano diventare universali e controllati. Vedo che si sta facendo molto a livello associativo, ma senza una definizione normativa della professione. Temo sia difficile dare vera dignità alla professione. Nonostante oggi in Italia ci siano numerose ottime professioniste e scuole di formazione private.

Esprimi un desiderio e raccontamelo!

Vorrei essere più soddisfatta di me stessa, sapere gioire meglio dei miei risultati. Invece sono spesso molto critica e penso sempre di avere così tanto ancora da imparare! Desidero collaborare di più con altre professioniste e sto creando un nuovo team di lavoro. Perciò spero di riuscire a realizzare i progetti che ho per la mia scuola.

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