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Jennifer Folloni: consulenza d’immagine come uno specchio di sé

Intervista a Jennifer Folloni e la sua ricetta per il successo a base moodboard e palette creative

di Redazione
intervista Jennifer Folloni

Dall’amoreperlaBarbieall’incontrodellaconsulenzad’immaginecheracchiudetuttigliaspetti strenuamente ricercati durante il suo percorso formativo. La parola chiave dell’intervista a Jennifer Folloni è incontro. Si parla di incontro con la professione, di come un appuntamento con un cliente sia un momento magico, di introspezione.

Non ha paura di farsi strada in un settore così competitivo. La sua ricetta per il successo prevede moodboard e palette creativi. E non rivelare a nessuno i propri sogni, altrimenti non si avverano!

Da cosa hai capito che la consulenza d’immagine era la tua strada? C’è stato un ispiratore o una fonte di ispirazione che ti ha guidato nel percorso?

La mia primissima fonte d’ispirazione sono state le Barbie. Da piccola passavo intere giornate a vestirle, disegnavo abiti che poi cucivo grazie all’aiuto di mia nonna.

La moda e i colori, credo sia stato un mix tra i vari studi che ho fatto. Son passata da discipline artistiche a studi socio psico pedagogici, ho trovato nella consulenza d’immagine un connubio di tutte questo. Come ad esempio aiutare le persone attraverso qualcosa che so fare bene. Ovvero l’uso dei colori e delle forme e la mia forte passione per la moda.

La mia primissima fonte d’ispirazione sono state le Barbie. Da piccola passavo intere giornate a vestirle, disegnavo abiti che poi cucivo grazie all’aiuto di mia nonna. Ho capito che la consulenza d’immagine era la mia strada per diversi motivi. Credo sia stato un mix tra passione per la moda, la magia dei colori e gli studi che ho fatto.

Un elemento chiave è stata la formazione universitaria che ho intrapreso. Mi ha portata a passare dalle discipline artistiche agli studi socio-psico pedagogici; solo alla fine sono approdata alla consulenza d’immagine. Una materia dove ho ritrovato tutti gli elementi che mi hanno appassionato. Tra cui aiutare le persone attraverso le mie competenze nell’analisi del colore, delle forme, unita alla passione per la moda.

Quali sono, se ci sono, i valori che simbolicamente riconosci a questa scelta professionale?

Alla base c’è questa voglia di aiutare il prossimo, la voglia di donare un sorriso. Poi chiaramente ci vuole audacia nel proporsi e nel farsi strada. Questa professione chiaramente è poco conosciuta ma al contempo si stanno formando tante consulenti bisogna sapersi far conoscere, differenziarsi. Proporre magari collaborazioni con altri professionisti del settore.

E poi la tenacia, soprattutto all’inizio è facile farsi scoraggiare, professione poco conosciuta, tu non sei conosciuta. E magari ci sono altre consulenti che operano da più tempo di te. Insomma, bisogna continuare a formarsi e verticalizzarsi e fare in modo di diventare un punto di riferimento, un esperto. Ma per questo ci vuole tempo e tanto studio.

Alla base della mia scelta professionale c’è la voglia di aiutare il prossimo, di donare un sorriso. Sono consapevole ci voglia audacia nel proporsi e nel farsi strada in un settore complesso e contraddittorio come questo. È una professione poco nota e nonostante ciò si stanno formando tanti consulenti d’immagine.

La sfida è farsi conoscere, differenziarsi, proponendo magari collaborazioni con altri professionisti del settore e, soprattutto, avere tenacia. Non bisogna farsi scoraggiare dal fatto che si tratti di una professione poco conosciuta. Nè dall’essere una professionista che da poco tempo opera nel settore rispetto ad altre colleghe. Fondamentale continuare a formarsi e verticalizzarsi con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento in un determinato ambito. Per fare tutto questo ci vuole tempo e tanto studio.

Se dovessi raccontare la tua professione con 3 aggettivi quali useresti e perché?

Sicuramente stimolante: posso dare sfogo alla mia creatività quando lavoro ad un moodboard e agli outfit per determinate occasioni. O alle palette personalizzate ma è stimolante anche a livello personale.

Questo mestiere sollecita ad esplorare contesti diversi dal lato business: possono spaziare dal personal branding, a quello più profondo, psicologico. Insomma, il mondo della consulenza d’immagine è ampio e in continua evoluzione. E, soprattutto in futuro, con l’avvento di nuove tecnologie e abitudini, le persone si interfacceranno in maniera più immersiva online. Ci sarà sicuramente un ulteriore cambiamento,con uno spostamento del baricentro verso il digitale.

Essere consulente d’immagine è anche sfidante: abitando in Ticino devo dire che la professione non è molto conosciuta. Bisogna quindi prima di tutto farsi conoscere,non solo come professionista.Ma anche saper mettere in luce i benefici personali e professionali di un percorso con un image consultant.

Infine, direi riflessiva perché è un lavoro che ti porta a guardarti dentro oltre che a metterti in gioco. Quando ti confronti con la/il cliente, ti interfacci anche con i suoi vissuti, le sue necessità e i suoi obiettivi. In questo momento di magico scambio, ti trovi esattamente come di fronte ad uno specchio. A fare i conti anche con te stesso, non solo come professionista ma come persona. 

E se dovessi raccontarti tu come consulente usando solo 3 aggettivi come ti definiresti?

Sicuramente empatica. Ho la “fortuna” di riuscire ad entrare subito in empatia con il /la cliente. Si sente a suo agio nel raccontarmi vissuti, emozioni, ed è una cosa che amo davvero del mio lavoro.

Questa mia naturale propensione mi porta, a volte, ad essere presa come amica o come psicologa. Ma tengo molto a sottolineare la mia professionalità. Si tratta di una caratteristica che prescinde dalla confidenza. Credo che quando si lavora si debba sempre dare il 100% senza farsi influenzare dal rapporto che si può creare.

Un altro aggettivo che utilizzerei è discreta. Rispetto molto la privacy dei miei clienti. Questo mi porta a postare sui social raramente foto o video dei miei lavori. Molto spesso, quando qualcuno si rivolge ad un consulente d’immagine, deve risolvere non solo una questione di natura estetica. Ma qualcosa di più profondo. Quindi preferisco che la persona si senta totalmente a suo agio nel raccontarmi o mostrarmi le sue debolezze.

Quali sono gli ambiti della consulenza d’immagine che senti più vicini a te? 

A me piace lavorare molto sullo stile personale. Mi piace rimanere aggiornata sugli ultimi trend e per questo seguo le sfilate con grande interesse. Sono altrettanto attratta dall’ambito comunicativo, quello psicologico ed introspettivo che si toccano quando si va a lavorare sulla propria immagine.

Le mie clienti ideali sono donne che hanno bisogno di tornare ad amarsi. E donne in carriera che vogliono mostrare al mondo quanto valgono.

Qual è il cliente più difficile?

Non credo che ci siano clienti difficili in senso assoluto. Basta sufficiente sapere come affrontarli, saper cambiare il tipo di comunicazione in base alla persona che abbiamo davanti. Ci vuole quella giusta sensibilità nel capire fino dove ci si può spingere. Fino dove si può arrivare a cambiare l’immagine del cliente. Quando capisci i reali bisogni che spingono una persona a fare queltipodi percorso, seia metà del lavoro.

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Se te lo dico non si avvera…Ho grandi ed ambiziosi progetti, lo ammetto! Spero, con il tempo, di riuscire a realizzarli tutti. È una strada sempre in salita per cui continuerò a formarmi e ad aggiornarmi. Questi sono i mattoncini per continuare a costruire il mio cammino.

 

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