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Un’estate al mare, stile balneare

Costume da bagno: intero o bikini è sempre una bomba!

di Redazione
5 min

Quando si dice estate si dice costume da bagno e come tutti i must have che si rispettino ormai è un vero e proprio capo soggetto a tutti i dettami di mode e tendenze e anzi, possiamo dire che nel corso del tempo, è stato un fenomeno strettamente legato alle evoluzioni della società. Costume intero, bikini, mini-bikini, due pezzi a vita alta, trikini e chi più ne ha più ne metta il costume da bagno, in particolar modo il costume da donna, è un pilastro e nonostante un’apparenza da giovanotto sempre sul pezzo è molto più anziano di quanto si possa credere!

Il costume da bagno conta qualche secolo

Contrariamente a quanto si immagini il bikini, o un suo lontanissimo parente, è comparso sulle scene già nel periodo imperiale romano, testimoniato da raffigurazioni del III secolo dopo Cristo rinvenute nella Villa romana del Casale, in Sicilia. Le giovani donne rappresentate indossano chiaramente una fascia a coprire il seno ed una mutanda ma attenzione quelle giovani non si apprestavano a fare un tuffo al mare, all’epoca il nuoto si faceva da nudi, e nemmeno a prendere il sole, questa pratica è decisamente più moderna. Le donne raffigurate nella “Stanza delle dieci ragazze” praticavano dello sport. Il primo bikini, insomma, nasceva come indumento dedicato all’attività sportiva. E c’è chi dice che il nostro anziano amico avesse origini ancora più antiche! In ogni caso, l‘avo del nostro protagonista, era il bikini e non il costume intero.

XVIII secolo: tutte vestite.. in costume da bagno

La balneazione, simile a quella che conosciamo oggi, è diventata una pratica consueta intorno al diciottesimo secolo ma al tempo le donne si bagnavano in camice, corsetti e pantaloni lunghi e larghi. Praticamente completamente vestite. Poi è arrivato il costume da bagno Belle Epoque costituito da una charlotte per i capelli ed un abito a maniche lunghe. Chi ha visto il film di Totò “Un turco napoletano” ricorderà la scena in cui, in spiaggia, ci si cambiava dentro tende poste sul bagnasciuga perchè era disdicevole far vedere il corpo nudo e così le signore entravano nelle tende vestite e uscivano dalle tende in costume (che era un altro vestito) entrando direttamente nell’acqua.

Il 1900 e l’avvento della modernità

Nel 1907 la nuotatrice austrialiana Annette Kellerman indossò, pagando una multa per questo, un costume senza maniche e anche aderente (visivamente molto simile al costume da bagno intero che è tornato di moda nelle ultime stagioni estive). Fu un caso sporadico ma fece grande notizia.

Negli anni ‘20, reduci dalla guerra e dal suffragio femminile americano il cugino del costume da bagno che tutti noi oggi conosciamo inizia scoprire qualche lembo di pelle in più, complici la voglia di rinascita e il desiderio di un futuro diverso e migliore. La donna intanto iniziava a cambiare ruolo sociale e questo indumento stava cambiando insieme a lei.

La società del tempo, però, aveva ancora bisogno di regole che governassero la decenza e mentre l’autorità controllava quanti centimetri di pelle venissero messi in bella mostra (con appositi cartelli posti all’ingresso delle spiagge) gli atelier europei davano la direzione a quello che oggi chiameremmo il beachweartra Lavin, Schiapparelli e l’avanguardia di Sonia Delaunay, l’industria della moda e le fabbriche americane sdoganavano questo nuovo capo d’abbigliamento renderlo disponibile ai più. Ma il costume da bagno non era ancora per tutti né di tutti. La bomba del bikini si preparava a scoppiare quando nel 1932, Jacques Heim, un designer di moda, realizzò Atome, un costume da bagno a due pezzi, con una parte inferiore che era poco meno di uno short a vita alta (una mutanda a vita alta e poco sgambata). La bomba era pronta ma chi la sganciò fu Louis Réard, un ingegnere automobilistico che gestiva il negozio di lingerie di sua madre a Parigi, che nel luglio del ‘46 presentò la sua creazione in un concorso. Pochi giorni prima gli americani avevano bombardato l’atollo Bikini e così questo fu il nome del nuovo arrivato sotto i riflettori del mondo: una vera e propria bomba atomica!

Quando il costume da bagno entra nelle case di tutte

La promessa nascosta nel nome del nuovo costume da bagno fu mantenuta portando con sé un’attenzione senza precedenti per un quantitativo di stoffa così esiguo (e i nostri bis nonni non hanno visto quanto sarebbe diventato ancora più esiguo!). Il costume di Heim prima e ancor più quello di Réard erano audaci ma confortevoli, lasciavano la donna libera di abbronzarsi, muoversi e nuotare, decisamente in contrapposizione con il suo predecessore in maglia di lana che pesava circa 500 grammi a secco e raggiungeva più di tre chili da bagnato. Eppure le polemiche erano tante, in alcune spiagge era addirittura proibito (anche in Italia) e le donne che con coraggio facevano uso di questo elemento erano assai poche, nonostante attratte e stuzzicate da questa novità, non erano poi così zelanti dallo scoprire in modo così netto il loro corpo. Fu complicato anche trovare la prima modella, Micheline Bernardini, perché nessuna voleva mostrarsi in pubblico con il bikini e quindi senza abiti. La svolta la diedero le attrici e le star del cinema che sdoganarono il moderno costume da bagno indossandolo con naturalezza e sottintesa sensualità. Brigitte Bardot, la prima, sul set di “E Dio creò la Donna” e sulla spiaggia di Carlton posando per un servizio fotografico con indosso un bikini a fiori bianchi, Marisa Allasio in “Poveri ma belli” e l’iconica Ursula Andress in “007 – Licenza di uccidere”. Ed ecco qua che il costume da bagno diventa una realtà.

Costume da bagno ieri, oggi, domani

La bomba Bikini stava cambiando lentamente gli usi ed i costumi delle donne che in quel modo prendevano ad affermare una certa libertà dopo anni di mortificazioni e di repressione. Così il due pezzi diventò un simbolo (un po’ come la minigonna di Mary Quant se vogliamo) della cultura pop e della liberazione sessuale degli anni ‘60 arrivando addirittura sulle copertine di Playboy. Certo c’è voluto del tempo per arrivare al moderno tanga ma la voglia di scoprirsi e sentirsi libere è stata più forte di ogni retaggio culturale e così oggi il costume da bagno è ancora fedele compagno di vacanze, spensieratezza e tintarella. Ma vediamo com’è cambiato negli anni.

Ieri

Negli anni ’50 i bikini sono in stile pin-up oppure sono costumi interi, fascianti ma ancora abbastanza coprenti. Negli anni ’60 una nuova svolta si apre all’orizzonte: con il boom economico i costumi da bagno si fanno più presenti ed eccentrici, con colori, ricami, fantasie e nuovi tessuti e il bikini è ormai presente negli armadi di quasi tutte le donne (e in realtà, in America c’è già che toglie il pezzo di sopra!) Negli anni ’70 gli hippie si appropriano anche del simbolismo di questo indumento e così i costumi vanno riducendosi e i reggiseni diventano rigorosamente a triangolo. Negli anni ’80 e ’90 i bikini sono sempre più sgambati e i reggiseni sempre più striminziti ma compaiono sulla scena anche i costumi interi che di lì a poco spopoleranno grazie anche alla fortunata serie tv Baywatch ed a una Pamela Anderson che del costume da bagno intero, rosso, a coprire le sue forme procaci ed avvenenti, ha fatto la sua fortuna. Con l’avvento del nuovo millennio arrivano le nuove avanguardie e nasce il trikini, a metà strada tra costume intero e bikini, il mix & match e, come ogni ciclo che si rispetti, il ritorno al vintage.

Oggi

Il costume intero ha un ruolo d’eccezione anche in questa stagione, asimmetrie e cut-out maliziosi ed intriganti in particolar modo, appunto, per il costume intero (possibilmente nero e molto sgambato), modelli in lurex colorati (interi o due pezzi), reggiseno con ferretto, taglio sportivo per la massima libertà anche in spiaggia e il caro vecchio triangolo dei tempi degli hippie, ma anche due pezzi con mutanda a vita alta molto simile al bikini di Heim. Con l’andare del tempo la stoffa è andata diminuendo e spesso, per il pezzo sopra, anche sparendo per cui non sarà difficile incontrare topless in spiaggia e tanga ridotti al minimo di copertura per avere un’abbronzatura da seconda pelle senza segni.

Domani: Cosa mi aspetto dal domani? cantava Cesare Cremonini. In effetti non sapremmo cosa immaginare per la prossima stagione considerando che diventa improbabile pensare di togliere ancora stoffa, l’unica via per innovare ancora e reinventare sarebbe di aggiungerla e rinunciare ad un po’ di abbronzatura. Ma la moda non si ferma mai ed in fondo parliamo di un capo che ha secoli di storia sulle spalle di cui gli ultimi, quasi 100 anni, consapevolmente dirompenti, eppure continua a risultare un giovanotto di cui non possiamo fare a meno almeno per tre mesi l’anno. Modelle, attrici, influencer ci faranno digerire le prossime tendenze che siano di sola andata o di ritorno, più o meno siamo pronti a tutto per essere perfetti, come diceva Giuni Russo, nella nostra “estate al mare, in stile balneare” e alla fine, come recitava il ritornello, mancherà solo di togliersi il bikini. E dire che la cantante lo aveva previsto già negli ‘80 che sarebbe finita così!

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