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La consulenza d’immagine utile tra accessibilità e lotta al dismorfismo

Consulenza d’immagine e dismorfismo. Intervista a Valeria Silvetti: “L’obiettivo della consulenza è anche fornire un nuovo punto di vista su se stessi”

di Redazione
consulenza immagine valeria silvetti

Quando si pensa alla consulenza d’immagine si immagina un destinatario giovane, clienti influencer e già perfetti. Valeria Silvietti racconta, in un’intervista appassionata, la sua attività come consulente d’immagine. Il percorso intrapreso, i valori in cui crede e il suo impegno nel contrastare il dismorfismo.

Perchè hai intrapreso il percorso di formazione per diventare una consulente d’immagine?

Racconto sempre che mi ci sono approcciata per offrire un servizio più completo a chi si affidava alla me dermopigmentista. Ed in parte è vero. Nel tempo, però, mi sono resa conto che in primis è stata una mia necessità e ti spiego anche il perché.

Immagina una donna che per molto tempo si è barcamenata tra il lavoro e una famiglia numerosa, anche, a volte, trascurandosi. Presa com’era, dalla routine quotidiana e da varie vicissitudini familiari e che, ad un certo punto, sente che deve riappropriarsi di se stessa. Riprendersi il suo posto nel mondo.

Beh, quella donna ero io qualche anno fa. Premesso questo, si capisce quanto avessi in prima persona necessità di lavorare su me stessa per ricostruire un’immagine coerente, credibile.

Se tu potessi o volessi raccontare la vita di Valeria prima della consulenza d’immagine, come lo faresti?

Fino a qualche anno fa mi occupavo solo di dermopigmentazione ed extension ciglia, oltre ad essere da molto tempo onicotecnica. Da sempre, la mia vicinanza lavorativa alla sfera femminile è stata costante e mi ha permesso di godere di una prospettiva privilegiata. Ho potuto conoscere ed entrare in confidenza con molte di noi, dalle quali ho imparato molto e ho tratto ispirazione. Non nascondo che si sono creati anche dei rapporti di amicizia.

Ho sempre amato il mio lavoro ma avevo una sensazione di “incompletezza”, come se mancasse qualcosa. La consulenza d’immagine è stato quel qualcosa che mi ha fatto sentire completa. Fin dal primo approccio con la consulenza mi sono innamorata, proprio come ad un primo appuntamento. Per quanto possa essere complessa la materia trattata, è stata proprio la sua poliedricità ad avermi rapito il cuore.

Rispetto ad altri colleghi con cui intrapresi il percorso di formazione, non sono partita appassionata di moda. O con un background che facesse presagire o immamginare questo risvolto così totalizzante. Mi sono avvicinata con curiosità, ma “ci sono cascata con entrambe le scarpe”. Essere consulente d’immagine mi ha permesso di avvicinarmi al mondo dell’immagine femminile in maniera completa, non frammentaria. Il risultato? Mi sono sentita completa.

Come ti senti a essere una consulente d’immagine?

La professione del consulente d’immagine in Italia è ancora molto poco riconosciuta. E troppo spesso i miei clienti o potenziali tali non sanno cosa aspettarsi da un professionista del settore. Mi è capitato più d’una volta di avere a che fare con persone spaesate e a tratti intimorite. Timorose di essere giudicate per il proprio aspetto estetico o le proprie abitudini.

Di fronte a scenari come questi ho risposto con professionalità, empatia e cercando di essere quanto più rassicurante possibile. Le persone che si affidano a me come image consultant hanno bisogno, prima di tutto, di trovare una persona amica, non giudicante e pronta ad ascoltarli. Il rapporto empatico e di stima reciproca sono alla base della mia attività.

Quali sono gli ambiti della consulenza d’immagine che senti più vicini al tuo modo di essere?

Più che un ambito specifico, sento vicino al mio modo di essere un approccio. Mi piace occuparmi di valorizzazione della persona partendo dai suoi punti di forza. L’obiettivo è di cercare, trovare o ritrovare un proprio stile personale, una propria voce.

Tieni presente, poi, che le mie clienti sono soprattutto donne intorno ai 45-50 anni: si tratta di una fase molto delicata della vita femminile. Ci si trova, ancora una volta, ad affrontare grandi cambiamenti, soprattutto fisici. Mi è capitato, addirittura, di ascoltare donne che non si riconoscevano più allo specchio. A causa di questa loro insicurezza, trovavano maggiori difficoltà nel conciliare impegni familiari, personali e lavorativi.

Come reagiscono le persone quando mostri loro un punto di forza estetico?

Nella maggior parte dei casi mi guardano perplesse, interdette e quasi sorprese. È come se si accorgessero di n on aver mai visto una “cosa meravigliosa”, sempre stata sotto ai loro occhi. Purtroppo, le donne, come gli uomini, pagano lo scotto di una società in cui si è più concentrati sui difetti.

Si è più inclini a credere alle critiche che ad un complimento. Siamo in un momento in cui il dismorfismo, inteso come paura dei difetti estetici, sta finalmente diventato un problema riconosciuto. Da quando ne parlano delle persone del mondo dello spettacolo ha riscosso la giusta visibilità. Ma il dismorfismo era un problema che avevo già riscontrato da tempo.

Il mio compito, la mia ambizione, è aiutare le persone che mi danno fiducia ad avere un nuovo punto di vista su loro stesse. Non tutte le persone che escono da una consulenza applicheranno per filo e per segno le strategie che hai suggerito. Ma se uscissero dal mio studio capaci di apprezzare di più ciò che hanno di bello e guardando ai loro “difetti” con un po’ più di indulgenza, significherebbe che il primo seme è stato piantato.

consulente d'immagine valeria silvetti

Raccontaci, in tre aggettivi, la tua professione

Sicuramente, sfidante. È una professione magnifica che ci fornisce ottimi strumenti per supportare ed accompagnare il cliente a fare scelte più consapevoli. Scelte in merito alla propria immagine e il messaggio che vuole comunicare all’esterno.

La vera sfida, però, è rendere consapevoli i nostri clienti che bisogna prendersi cura della propria immagine a 360 gradi.Che solo in questo modo si può godere di tutti i benefici della consulenza d’immagine.

Un secondo aggettivo che darei è leggerezza, da non confondere con superficialità. Viviamo in un mondo in cui, ciascuno di noi, vive sempre e totalmente immerso nella propria realtà. Purtroppo spesso ricca di problemi e di pesi sul cuore. In questo senso la consulenza di immagine deve essere uno strumento per sentirsi leggeri e “migliori”.

Mi è stato confermato da diverse persone che concedersi un incontro con un image consultant significa dedicare un momento a sé stessi. Alleggerirsi dai pesi quotidiani o, addirittura, poter ricaricare le energie. Immergendosi in un mondo nuovo e inaspettato alla scoperta di una nuova versione di sé stessi.

Un terzo aggettivo che darei è utile: credo molto nel valore personale e sociale della consulenza d’immagine. E nella capacità di questa professione di poter avere un impatto concreto nella vita delle persone.

Apri il libro della tua vita tra qualche anno: come vedi Valeria?

La professione del consulente d’immagine è in continua evoluzione È necessario rimanere al passo con i tempi e i trend che si susseguono in maniera frenetica e costante.

A prescindere dai cambiamenti, quello che spero per il mio futuro di consulente d’immagine e per quello delle mie colleghe, è che questa bellissima professione sia sempre più conosciuta, riconosciuta e apprezzata come merita, oltre che regolamentata.

Uno dei miei obiettivi futuri, oltre a continuare ad occuparmi di ciò di cui mi occupo, è iniziare delle collaborazioni. Con studi medici, nutrizionisti e con associazioni che aiutano le donne ad uscire da particolari stati di disagio. Un consulente d’immagine può essere un prezioso aiuto per aiutarle nel reinserimento nel mondo del lavoro, affiancando altre figure professionali.

Ho anche un grande sogno nel cassetto….

Non ci tenere sulle spine, quale è?

Un obiettivo che ho molto a cuore è quello di far conoscere i benefici della consulenza d’immagine a tutti e con tutti. Faccio riferimento ad un tema di accessibilità. Vorrei portare il mio contributo come consulente d’immagine anche in contesti nuovi, ad esempio dove ci sono disagi o malattie.

È in questi ambienti dove credo che ci si possa sentire veramente utili. Ripartire dall’amore e dalla cura di se stessi può essere spesso un ottimo punto di partenza e di empowerment personale.

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