Sommario
Non importa che il calendario dica che l’anno comincia a gennaio, è settembre il vero punto di partenza. Ci sono persone che lo aspettano come un nuovo Capodanno, solo meno rumoroso e con meno botti, ma allo stesso modo carico di promesse. (Per me e per il Direttore: speriamo con meno cuccioli in arrivo!)
C’è l’agenda nuova da inaugurare, la palestra che ricomincia a mandarci promozioni, i progetti lasciati in sospeso a giugno che bussano di nuovo alla porta.
L’estate finisce e settembre arriva puntuale a ricordarci che non possiamo più posticipare offrendoci la possibilità di fare. In questi giorni le persone fanno progetti, parlano di obiettivi, stilano liste…. Insomma sono cariche di intenzioni.
Settembre e i buoni propositi
Le intenzioni però, per quanto belle e nobili, da sole non bastano. Magari bastassero! Quanti buoni propositi abbiamo preso a settembre e poi abbandonato già a ottobre o addirittura non abbiamo mai iniziato?
La psicologia ci offre un concetto prezioso che può aiutarci a capire perché accade: l’intenzionalità.
Per spiegare di cosa si tratta basta guardare al gesto più quotidiano che compiamo ogni giorno davanti all’armadio: scegliere i nostri vestiti.
Intenzione e intenzionalità: sorelle diverse
Intenzione e intenzionalità sono due “sorelle diverse”. Nella prospettiva umanista di Carl Rogers, ogni persona è vista come un organismo che tende naturalmente a realizzare se stesso. Chiamava “tendenza attualizzante” quella spinta innata a crescere, a esprimere le proprie potenzialità, a diventare più autentici.
Dentro questo processo, l’intenzione è il pensiero che prende forma: “Voglio migliorare la mia vita sociale”, “Voglio essere più sicura di me al lavoro”, “Quest’anno mi prendo più cura del mio corpo”… L’intenzione è come piantare un seme nella terra.
L’intenzionalità, invece, è il modo in cui coltiviamo quel seme. È la qualità con cui ci rivolgiamo al mondo, la coerenza tra ciò che desideriamo e ciò che effettivamente facciamo. Non è solo dire “voglio correre tre volte a settimana”, ma è infilarsi davvero le scarpe, anche quando piove, e viverlo come atto di cura verso se stessi, non come punizione.
L’intenzione è la meta, l’intenzionalità è il cammino. La prima si scrive sulle agende di settembre, la seconda si vive nelle scelte di ogni giorno.
Intenzione e intenzionalità: cosa c’entrano gli abiti?
Vestirsi è un atto di intenzione, ma può essere anche un atto di intenzionalità quando i vestiti che scelgo non servono solo a darmi un’immagine, ma a riflettere davvero chi sono e come mi sento.
La differenza è sottile ma fondamentale. Vestirsi con intenzione: “Metto questo tailleur perché voglio sembrare sicura nella riunione” mentre vestirsi con intenzionalità: “Scelgo un abito che mi fa sentire bene con me stessa, così che la mia sicurezza interiore possa emergere naturalmente.”
Nel primo caso, il messaggio è rivolto all’esterno. Nel secondo, il punto di partenza è interno. In questo secondo scenario c’è congruenza, ovvero armonia tra ciò che sento e ciò che mostro.
Quando c’è congruenza, i vestiti non sono maschere, ma estensioni del sé. Quando manca, rischiano di diventare travestimenti, uniformi imposte dalle aspettative degli altri.
Tutti, prima o poi, abbiamo usato i vestiti come maschere. Non c’è nulla di sbagliato, è umano. La domanda da farsi però rimane: quanto spesso lo facciamo? Se i nostri vestiti servono sempre e solo a compiacere lo sguardo altrui, forse ci stiamo dimenticando di noi stessi?
L’intenzionalità ci invita ad un gesto di coraggio: il coraggio non solo di pensare ma di agire, non solo di metterci volontà ma anche di fare e quindi di rischiare.
Settembre? Cambio armadio!
Settembre è anche il mese del cambio dell’armadio. La sostituzione dei capi leggeri con quelli più pesanti segna il passaggio ad un tempo nuovo più consistente proprio come gli abiti autunnali.
Ogni capo che decidiamo di tenere o di lasciar andare è un simbolo e il cambio armadio diventa un esercizio di intenzionalità: chiedersi non solo cosa è utile, ma cosa è vero per me, adesso.
Essere intenzionali significa smettere di vivere in automatico. Significa accorgersi di sè e di ciò che si desidera. Non è questione di moda, né di eleganza. È questione di ascolto. E ogni volta che scrivo “ascolto” non riesco a non pensare all’amore. È questione di amore.
Vestirsi con intenzionalità diventa allora un atto di amore per se stessi. Non perché il vestito risolva i nostri problemi, ma perché ci ricorda che possiamo affrontarli senza tradire noi stessi, che ciò che desideriamo conta e se non conta per gli altri conta moltissimo per noi e questo può bastare per farci agire e vestire in congruenza con chi siamo.