Ieri, 24 settembre 2025, ha avuto ufficialmente inizio la Milano Fashion Week dedicata alle collezioni Primavera/Estate 2026. Ad aprire il fitto calendario di questa settimana è stato Diesel, il brand fondato nel 1978 da Renzo Rosso e Adriano Goldschmied. E come inaugurare le passerelle se non attraverso una visionaria caccia al tesoro (aperta a tutti!) per le strade di Milano?
Invece di orchestrare l’ennesimo spettacolo riservato a un pubblico molto ristretto, Glenn Martens ha messo le persone al centro della performance.
La Diesel Egg Hunt, così è stata chiamata, consisteva in una caccia a decine di uova giganti in plexiglass disseminate per le vie del capoluogo lombardo. All’interno di ciascuna modelli e modelle indossavano i capi della nuova collezione SS26.
L’evento è stato inaugurato con una presentazione dei 55 outfit della collezione, esposti all’interno delle capsule trasparenti, per poi proseguire con la loro distribuzione in giro per la città. La caccia vera e propria si è svolta dalle 19:30 alle 23:30 e per partecipare era sufficiente registrarsi sul sito ufficiale del brand.
Ogni struttura somigliava a un incubatore futuristico, trasparente e luminoso sotto il cielo serale. Un QR code su ogni uovo forniva indizi e permetteva di accedere a un sistema di raccolta digitale. In palio, per chi riusciva a scovare le uova, c’erano diversi premi personalizzati, alcuni dei quali includevano anche pezzi esclusivi del brand.
La collezione, dunque, non è stata mostrata secondo la consueta gerarchia della “prima fila”, al contrario, è stata nascosta in bella vista per essere poi rivelata al pubblico.
L’innovazione di Diesel sta proprio qui: nell’aver sfidato le strutture che tradizionalmente danno forma alla moda, rendendo la fashion runway accessibile a tutti, meno esclusiva e in netto contrasto con ciò che il lusso solitamente rappresenta. Una scelta perfettamente coerente con lo spirito di “democratic disruption” che da tempo definisce il marchio.
La collezione in sé esprime una spinta verso la sperimentazione, con trattamenti e lavorazioni che trasformano ogni capi in un gioco di creatività.
Il denim, intramontabile codice di Diesel, è qui ripensato in molteplici forme: satinato e distressed, proposto in pesi diversi, lavaggi stonewashed e dégradé, effetti speciali elevato poi a una sorta di sartoria scultorea.
Accanto a questo, compaiono abiti trompe-l’œil che giocano con la percezione visiva e capi multifunzionali capaci di cambiare funzione e styling a seconda di come vengono indossati.
La maglieria è quasi sospesa con pezzi che sembrano a malapena tenuti insieme come una delicata tela. A completare gonne midi, slip dress in satin liquido e giacche sartoriali con dettagli utilitari.
La palette cromatica abbraccia i neutri freddi e metallici (argento ghiaccio, grigio cemento, bianco sporco), accenti acidi (verde lime, giallo e rame/terra bruciata) e tocchi pastello (azzurro polvere, burro, champagne e rosa lilla). Il risultato è un insieme di contrasti suggestivi e moderni.
Gli accessori spingono ancora oltre l’idea di sperimentazione: borse che si moltiplicano, calzature scultoree, gioielli ispirati al copro umano e occhiali pop che completano il look.
La serata si è conclusa nel cuore della città, in Piazza Beccaria, dove si è svolto un concerto sullo sfondo di giganteschi schermi Diesel, mentre venivano offerti drink gratuiti ai partecipanti. Tutti si sono mescolati con tutti, esattamente quella rottura di barriere che Martens voleva ottenere.
La collezione non è stata dunque solo un’altra sfilata, ma un vero e proprio manifesto in movimento, giocoso, inclusivo e pubblico.