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C’era una volta la magia. Quella autentica, pura e genuina, capace di incantare adulti e bambini, di far credere che bastasse una mela avvelenata, una bara di cristallo e un principe con tempismo sospetto per assicurare il “vissero felici e contenti”.
Erano i tempi d’oro in cui una fiaba non aveva bisogno di spiegazioni, revisioni moderne o improbabili aggiornamenti; bastavano pochi colori, un fiocco ben piazzato e un ritornello che restava in testa per giorni. Ma oggi la magia sembra essere diventata un prodotto di fabbrica: un vestito confezionato su misura da indossare e sfilare con disinvoltura sui red carpet, sperando che nessuno noti che, sotto sotto, manca l’incantesimo originale.
Biancaneve, la prima principessa Disney iconica
Correva l’anno 1937 e la Disney decideva di trasformare una tranquilla fiaba popolare dei Fratelli Grimm in una macchina da soldi dal titolo eloquente: Biancaneve e i Sette Nani. Sì, proprio quella Biancaneve che nella storia originale era un po’ meno dolce e delicata di quanto la conosciamo oggi, visto che il buon Walt preferì togliere dal film dettagli troppo inquietanti, tipo il cuore di Biancaneve servito alla matrigna come piatto gourmet.
Ma andiamo al punto: qual è la vera ragione del successo planetario della principessa che parla agli uccellini quando si perde nel bosco? Anche il suo look! Biancaneve incarna alla perfezione un dress code iconico che non teme il passare degli anni:
- corpetto blu, simbolo di regalità e grazia, perfettamente abbinato a un colletto bianco, rigorosamente immacolato;
- gonna gialla sgargiante, praticamente visibile anche dalla Luna, perché una principessa che si rispetti non passa certo inosservata;
- maniche a sbuffo che, si sa, danno quel tocco vintage-chic che ha fatto impazzire generazioni di bambine (e probabilmente anche qualche bambino);
- fiocco rosso tra i capelli neri come l’ebano, perché anche in una foresta desolata e ostile, l’accessorio giusto può salvarti la vita.
Insomma, un outfit studiato alla perfezione per vendere bambole a profusione e lasciare un segno indelebile nell’immaginario collettivo.
Disney 2.0: stessi colori, ma qualcosa non funziona
Ed ecco che, quasi un secolo dopo, la Disney pensa bene di tirar fuori di nuovo il jolly del remake. Basta prendere una giovane attrice, vestirla con gli stessi colori iconici e voilà, la magia è fatta! O forse no?
Purtroppo per gli strateghi del marketing hollywoodiano, non basta far indossare un abitino blu-giallo e un fiocchetto rosso per replicare quel mix esplosivo di fascino e ingenuità della Biancaneve originale. Sembra proprio che in questo remake qualcosa si sia perso per strada: sarà la sceneggiatura aggiornata con troppa ansia da politically correct, saranno le battute scontate o forse il fatto che i “sette nani” non siano nemmeno più sette né nani (non sia mai!), ma qualunque cosa sia, la sensazione generale è che la magia sia rimasta chiusa nel cassetto insieme ai vecchi VHS.
Il messaggio che la Disney non sembra voler capire è chiaro: puoi vestirla uguale quanto ti pare, ma senza la giusta dose di autentica nostalgia e una manciata di polvere magica vintage, anche la più bella delle principesse rischia di trasformarsi in un’imitazione triste e senza anima.
Alla fine, l’abito non fa la principessa. E stavolta neanche il remake.